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L’UMANITÀ SUL TITANIC DELLA STUPIDITÀ

giugno 16, 2017

L’AFRICA COME OGGETTO DELLA MIOPE DEPREDAZIONE OCCIDENTALE E LE MENZOGNE POPULISTE

dalla relazione di Giulio Albanese dal titolo: “Sud del mondo e nuove colonizzazioni” tenuta al Corso di formazione alla politica dei Circoli Dossetti il 16 aprile 2016, fonte: http://www.circolidossetti.it/giulio-albanese-centro-bene-comune-tempo-crisi/#albanese

La stupidità umana è stata definita dallo storico dell’economia Carlo Cipolla come il comportamento di chi provoca danni ad altri, senza trarne alcun beneficio per sé o addirittura subendone perdite. All’opposto è definito intelligente il comportamento che provoca vantaggi sia agli altri che a sé stessi. Incrociando queste due alternative si hanno altri due casi intermedi: il comportamento predatorio, di chi provoca danni ad altri per trarne vantaggi, e quello sprovveduto di chi danneggia sé stesso avvantaggiando gli altri. Una conseguenza della stupidità è il non saper cogliere la differenza tra complesso e complicato: quest’ultimo termine implica una logica, che consente di dipanare la matassa; invece nella complessità – connotazione più significativa della società moderna – manca una logica o ne coesistono diverse. Di fronte alla complessità pertanto occorre pazienza, umiltà e intelligenza per cogliere come evolverà, evitando le semplificazioni banalizzanti. La stupidità umana, annota Cipolla, è molto più diffusa di quanto non si pensi, per diverse ragioni: per ignoranza innanzitutto, ma anche perché gli stupidi sono portati più degli altri ad imitarsi ed aggregarsi. Invece gli intelligenti si dividono subito tra guelfi e ghibellini, essendo spesso affetti da autoreferenzialità. Così la stupidità, conclude Cipolla, rappresenta il pericolo di gran lunga maggiore per l’umanità, superiore anche a quello della predazione, delle mafie, delle guerre ecc. In un periodo di dilagante populismo, non è chi non veda l’interesse dell’intuizione di questo studioso italo-americano, che ci ha lasciato nel 2000.

Il fenomeno migratorio è forse quello che più si attaglia alla stupidità populista: guardiamo il dito invece della luna. Le migrazioni sono sempre avvenute, nella storia e nella preistoria, forse anche per la naturale tendenza dell’uomo a scoprire qualcosa di nuovo. Ma le grandi migrazioni storiche, come la calata dei barbari ai tempi dei Romani, sono preciso indicatore di un malessere in patria: siccità, fame, guerre, sfruttamenti… L’incapacità delle classi dirigenti romane a comprendere queste motivazioni reali fu la vera causa del fallimento romano. Forse quella situazione si sta ripetendo oggi da noi, col flusso dall’Africa, tanto sbandierato come pericolo dai populisti, senza voler vedere cosa avviene in realtà, cosa c’è dietro l’apparenza, né i vantaggi che potremmo trarne.

Speculazione. Chi ha avuto occasione di viaggiare in Africa (ad es. in Etiopia) ha potuto imbattersi in campi sterminati biondeggianti di grano, orzo ecc. Contemporaneamente il governo annunciava il pericolo di carestia. Come mai? Semplice. Il cereale viene raccolto, ceduto alle multinazionali dell’agrobusiness a cifre irrisorie, al ribasso, per consentire agli Stati di pagare gli interessi del debito. Il raccolto viene così sottratto al mercato e conservato in enormi silos, a ciascuno dei quali è associato un future, cioè un titolo finanziario, che comporta la vendita futura ad un prezzo prefissato. Il titolo poi è soggetto a contrattazione, nella borsa di Cicago o altre, e varrà tanto più quanto più è alta la domanda (cioè la fame). Ecco, c’è la tendenza a sottrarre derrate alimentari e far crescere la fame nella popolazione per lucrare maggiori guadagni speculativi: un comportamento a dir poco criminale da parte delle multinazionali dell’agrobusiness.

Il coltan è un altro caso esemplare di sfruttamento occidentale, specie in Sierra Leone e in Congo. Il coltan o rutilio è una lega naturale di columbio e tantalio: si tratta di metalli con qualità eccezionali di superconduzione, di resistenza alle variazioni di temperatura ecc. che li rendono indispensabili nelle moderne tecnologie aerospaziali, microprocessori, computer, smartphone, orologi e persino nella tecnologia militare (in sostituzione dell’uranio impoverito data la capacità di penetrazione). Sulla spinta della forte richiesta, il loro prezzo è arrivato a superare persino quello del platino. La raccolta del minerale è effettuata da giovani africani che grattano il terreno tutto il giorno per ricevere la sera la paga di ben ottanta centesimi di euro al giorno!

La logica predatoria dell’occidente in Africa può essere scoperta in mille altre situazioni. È emblematica quella della Repubblica Centrafricana. È un paese ricco di tante materie prime, petrolio, uranio, diamanti, oro. Ha una superficie due volte la Francia con una popolazione di soli 4 milioni e mezzo di abitanti. Se i centrafricani potessero godere della ricchezza del loro paese sarebbero più ricchi degli abitanti del Canton Ticino e invece sono un fanalino di coda a livello mondiale. Come per molti altri paesi africani i presidenti non sono espressione degli interessi del popolo, ma di interessi delle potenze occidentali. La prassi è la corruzione dei presidenti, che consentono l’accesso alle risorse del paese africano. Alcuni anni fa il presidente centrafricano Bozizé, dopo aver cercato invano di ottenere maggiori royalties da Sarkozy prima e da Hollande poi, accettò la ben più vantaggiosa offerta della Cina. Il giorno prima della firma dell’accordo è scoppiata la ribellione dei Seleka, che lo ha deposto. Si sono demonizzati i Seleka come jihadisti, criminali; ma non è stato detto che al loro interno vi erano mercenari francesi della legione straniera. Analogamente è inutile che Hollande piangesse le vittime di Charlie Hebdo o del venerdì nero del Bataclan, perchè il suo governo con quei criminali ci andava a braccetto (dieci giorni prima degli attentati di Parigi è andato a Riad a firmare accordi con le petro-monarchie).

La massoneria è un ulteriore fattore di complessità e di confusione. Ad essa aderiscono quasi tutti i presidenti dei paesi africani, così come quelli francesi e di altri paesi. Mentre fino a ieri c’erano in Africa logge massoniche di obbedienza occidentale, quindi legate alle logge francesi, inglesi, americane, oggi stanno nascendo le logge autoctone che sono deiste (anche islamiche), quindi non più esoteriche; interloquiscono con cinesi, wahabiti e salafiti.

In definitiva, abbiamo dato qualche flash sul malessere africano che genera le tanto deprecate migrazioni: sono essenzialmente dovute alla predazione occidentale, altro che “aiutiamoli a casa loro”: dobbiamo semplicemente derubarli meno! Ma se è vero quello che sostiene Cipolla, questa depredazione non è il massimo del danno: quello maggiore deriva dalla stupidità di chi fa male contemporaneamente a sé stesso e agli altri. Un esempio macroscopico potrebbe essere la guerra: forse un tempo il bottino poteva in parte compensare le perdite, ma pensarlo valido ancora oggi è solo di menti malate. Altri esempi recenti potrebbero essere la Brexit o l’elezione di Trump, entrambe determinate da spinte irrazionali e demagogiche. Bisogna specificare che l’intuizione di Cipolla non comporta alcun giudizio morale, ma è soltanto una costatazione di fatto: chi ha votato per la Brexit o per Trump può avere tutte le ragioni soggettive di questo mondo, ma il giudizio obbiettivo dei posteri difficilmente potrà valutare positivamente quelle scelte. Da questo punto di vista forse Cipolla ha davvero ragione: il massimo del danno deriva dalla stupidità. Resta a ciascuno di noi il compito di cercare di ridurre la stupidità umana. Da parte nostra, di operatori della comunicazione, cerchiamo di seguire la “regola della minigonna”: abbastanza corta da suscitare interesse, abbastanza lunga da coprire l’essenziale, con uno spacco che evoca ulteriori approfondimenti e non erudita ma, soprattutto, aderente alla vita. Buona comunicazione a tutti!