Posts Tagged ‘centralità del lavoro’

IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA

giugno 15, 2017

RUOLO CENTRALE. MA INATTUATO. INATTUABILE?

A cura di Stefano Briganti del Comitato Difesa Costituzione Merate

Democrazia e lavoro: due parole che possono costituire la chiave di lettura di tutta la Costituzione e la cultura dei padri costituenti. Uscivano dalla spaventosa tragedia della guerra mondiale e dal ventennio di ottuso autoritarismo fascista, basato su apparenze, demagogia, populismo, propaganda o, meglio, pubblicità istituzionale. Erano animati da forti idealità, decisi a superare queste brutture, evitando che si ripetessero nel futuro. Il clima era quello della ricostruzione: attivo, operativo. In economia erano comunemente accettate le idee keynesiane che assegnano allo Stato il compito di guidare la ricostruzione e la ripresa economica. Era ovvia la scelta della centralità al lavoro, come suggello della riconquistata democrazia. Anche in economia il lavoro godeva di una centralità che oggi vorrebbe essere scalzata da finanza e speculazione, ma che è da riscoprire (v. Riscoprire la centralità del lavoro).

La centralità del lavoro nella nostra Costituzione del 1948 appare subito dalle sue primissime parole: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art.1). Riemerge anche in altri articoli tra i primi 12, quelli denominati col titolo di “Principi fondamentali”:

– “Tutti i cittadini hanno pari dignità… È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art.3)

– “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Sebbene la Costituzione affermi soltanto, all’ultimo articolo, il 139, che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”, l’opinione prevalente nella giurisprudenza è che tutti i Principi fondamentali contenuti nei primi 12 articoli – a maggior ragione quelli sul lavoro, dato il valore fondante – non possano in nessun caso essere modificati.

Crescita dei lavoratori. Il ruolo fondante del lavoro riemerge ancora nel titolo terzo della Carta, riguardante i Rapporti economici, almeno in questi altri punti:

– “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro” (art.35).

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi” (art.36).

– “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione involontaria” (art.38).

– “L’iniziativa economica privata … non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art.41).

Difficoltà. Come si vede c’è nella Costituzione una buona “piattaforma” di tutela e valorizzazione del lavoro nel nostro paese. Tuttavia nella storia successiva non sono mancate difficoltà che l’hanno in parte paralizzata, provenienti anzitutto da due ambiti: l’economia con le sue crisi e l’Europa con i suoi dettami. Nell’economia è entrato in crisi negli anni ’70 il modello keynesiano, sulla spinta di fenomeni mondiali, come la crisi dell’energia e di altre materie prime, nonché il verificarsi di fenomeni inediti, come la stagflazione. Così il pensiero liberista – sempre forte perché sostenuto dalle classi dominanti – ha ripreso vigore e si è imposto nel mondo cavalcando altri fenomeni radicali come la globalizzazione e la finanziarizzazione. Sono stati spostati altrove posti di lavoro e occasioni di investimento, indebolendo a fondo le capacità contrattuali dei lavoratori. Si aggiunga poi la grande crisi che ha frenato l’economia mondiale dopo il 2008, colpendo in particolare i paesi meno preparati, come il nostro. Anche nell’Europa è prevalsa l’ideologia liberista (si veda ad es. Ordoliberalismo) che rifugge dall’indebitamento e dalle politiche keynesiane di piena occupazione. Le conseguenze sono state evidenti: l’Europa (e ancor più il nostro paese) ha sofferto la crisi assai più degli Stati Uniti, che invece hanno adottato politiche economiche espansive.

La contraddizione tra il nostro dettato costituzionale e le imposizioni dell’Europa è stata rilevata dagli studiosi più acuti. Raniero La Valle vede il tentativo (fallito) di cambiare la Costituzione lavorista del ’48 come un adeguamento alla logica mercatistica dell’attuale Europa, sostituendo la sovranità dei mercati a quella del popolo (si veda ad es. La verità del referendum). “La piena occupazione non è un’opzione facoltativa, una variabile dipendente dalle scelte ideologiche dei governanti, è un obbligo costituzionale, è ciò che la Repubblica, secondo la Costituzione, non può non fare.” (I valori supremi della Costituzione traditi dalla riforma).

In definitiva, difendere e valorizzare il lavoro con l’obbiettivo primario e possibile della piena occupazione, significa riscoprire uno dei valori più profondi che i nostri padri costituenti hanno perseguito per uscire dal disastro bellico e fascista. Oggi i poteri dominanti – che controllano gran parte dei media e dell’opinione pubblica – sono ancora strettamente legati al pensiero liberista e degradano il lavoro alla stregua di qualsiasi altro mezzo di produzione – da sostituire con le macchine non appena la tecnologia lo consenta. Noi del Comitato difesa e attuazione della Costituzione Merate riteniamo che valori come quelli del binomio democrazia e lavoro siano tutt’altro che superati. Al contrario sono da riscoprire anche per superare le attuali difficoltà. Accogliamo l’invito del prof. Viroli a custodire il patrimonio di valori della Costituzione e mettiamo a disposizione competenze e materiale didattico accumulati in un decennio di attività per chiunque ne faccia richiesta.