Posts Tagged ‘benaltrismo,criterio per discernere,confusione gattopardesca,guerra diffusa,riforma gattopardesca,sviluppo immateriale,valori comuni’

BENALTRISMO

ottobre 20, 2016

UN CRITERIO PER DISCERNERE QUANDO SI TRATTI DI UNA SCUSA PER NON FARE O INVECE DI UN AUSILIO PER IMBOCCARE LA STRADA GIUSTA

Riflessioni da un incontro del Comitato difesa Costituzione Merate

Il gattopardo.  «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». In origine questa fortunata intuizione di Tomasi di Lampedusa si riferiva al carattere dei siciliani, plasmato dalle ripetute dominazioni straniere all’ostilità verso il potere e al rifiuto di fare: «ll peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare”». Tuttavia l’intuizione è stata presto estesa alla società intera e al suo progresso. Ovviamente il “tutto che cambia” si riferisce a cambiamenti fasulli, confusionari, apparenti, non certo a cambiamenti sostanziali, nel potere. Qui può ravvisarsi un caso di benaltrismo, nel senso che per un miglioramento della società ci vuole un “ben altro” mutamento sostanziale. Ma il caso più usuale di benaltrismo si ha quando, per opporsi a un determinato provvedimento, se ne invoca uno o più che siano “ben altri”. Nel caso specifico del referendum costituzionale i sostenitori del no sono stati accusati, da quelli del si, di essere benaltristi: perché non accontentarsi di una riforma che ha assorbito due anni di lavori parlamentari, che ha ricevuto il consenso della maggioranza – anche se non qualificata, così da evitare il referendum popolare? L’ottimo (il ben altro) è nemico del buono. Cominciamo a tenerci il buono che c’è, il negativo lo correggeremo gradualmente nel tempo. Altrimenti incorreremo nel vecchio vizio italiano di non fare, con la scusa che serve ben altro.

Alla ricerca di un criterio.  Per rispondere a questa provocazione bisogna anzitutto definire cosa è bene e cosa non lo è: bisogna avere un criterio di valutazione. La costituzione è un documento programmatico, mira cioè a definire una società e una democrazia migliore e partecipata. Il criterio allora potrebbe essere dedotto, tra l’altro, da domande del tipo:

  • Il cittadino, con queste modifiche, potrà crescere e partecipare di più o dovrà restare oggetto di sfruttamento da parte dei poteri “forti”, con i potenti strumenti di convinzione e distrazione mediatica di cui dispongono?
  • Ci sono passi verso l’affrancamento dalla guerra diffusa (Eco) che dall’11 sett. si sovrappone a quelle tradizionali?
  • Si potrà, grazie alle correzioni, realizzare un migliore equilibrio sociale, ponendo limiti a scandalose ricchezze e stipendi, nonché creando finalmente prospettive di lavoro per i giovani?
  • Si potrà avere un’economia ed un consumo meno distruttori degli equilibri ambientali, come voluto dagli accordi di Parigi e precedenti?

Queste domande, che pure potrebbero essere accusate di benaltrismo, riflettono in realtà le principali modifiche intervenute nella società dai tempi di elaborazione della nostra Costituzione; quelle che giustificherebbero pertanto una sua modifica. È facile vedere come la presente riforma costituzionale sia ben lungi dal rispondere a simili domande. Il tema principale che la ispira è quello di rafforzare i poteri dell’esecutivo, in particolare quelli del capo del governo. Potranno così, ad es. essere più rapidamente recepiti gli accordi internazionali, come il TTIP, dietro i quali si nascondono grossi interessi economici, senza passare dagli “impacci” democratici. Sarebbe persino più facile dichiarare una guerra. Oltre al rafforzamento dell’esecutivo c’è una riduzione delle autonomie regionali – e di conseguenza anche di quelle locali. Il cittadino sarà così sempre più dipendente, esecutore fedele dei desiderata dei poteri forti, sempre più estraneo alla politica. Lo sviluppo umano (immateriale) sembra essere l’alternativa imprescindibile se si vogliono soddisfare contemporaneamente queste diverse esigenze, spesso sbandierate ma mai affrontate insieme e sistematicamente. Chiariti così alcuni criteri e alternative, possiamo tornare al referendum e all’accusa di benaltrismo.

La confusione  è quanto emerge più clamorosamente dal dibattito in corso: si contrappongono apocalittici e integrati, tattici e strategici, nostalgici dell’ordine e del passato contro ribelli e futuristi, chi preferisce adeguarsi al “buonsenso comune” e chi ricorda invece che da questo buonsenso hanno preso le mosse i fascismi novecenteschi di macabra memoria…: una divisione mai vista, che spacca ogni ambiente, anche i più coesi. Siamo di fronte a una riforma costituzionale gattopardesca? Nella confusione forse possiamo aspettarci qualche elemento di chiarezza dai benaltristi. Certo non da quelli classici all’italiana, che mirano a non cambiare nulla nel potere, anzi a rafforzarlo. Ma dai benaltristi che vogliono perseguire la strada giusta da imboccare. Se, come risulta dalla rapida analisi sopra abbozzata, la via giusta è quella della crescita umana, appare subito la pochezza – quasi solo ragionieristica – dei provvedimenti previsti dalla riforma costituzionale. Al contrario l’accentramento del potere e la riduzione delle autonomie potrebbero giocare in senso negativo sullo sviluppo umano. Ma a questa breve analisi, che pretende però di essere razionale, si sovrappongono innumerevoli altre motivazioni per il si e per il no, che contribuiscono alla confusione generale. Questa stessa confusione è la riprova del peccato originale di questa riforma: il momento costituzionale deve essere un momento di largo accordo, con la ricerca dei valori comuni. Deve essere al di fuori della competizione politica. Invece la riforma è passata nel pieno della lotta politica, col ricorso alla fiducia e ad altri “canguri”: non c’è da meravigliarsi che crei tante divisioni e contraddizioni. Merita di essere rinviata a un momento apposito, di maggiore pacatezza, al di fuori di ogni confusione gattopardesca.

Annunci