Archive for the ‘Uncategorized’ Category

SALUTE E ALIMENTAZIONE

maggio 20, 2017

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…» (art.32 Cost.)

«…Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: …tutela della salute; alimentazione…» (art.117 Cost.)

Il pericolo delle polveri ultrafini  Della Torre, Sala

La differenza tra mangiare e stare a tavola  Recalcati

Sobrietà: istruzioni per l’uso

Pane quotidiano un diritto di tutti  Bianchi

Cibo, fondamentale regolatore della salute

Il tempo e la salute  Corbellini

Le buone notizie che non piacciono al potere  Giorgi

Aiuta l’intestino con cibi crudi o liquidi  Rossi

Capacità di adattamento e di autogestione

Prevenire alla radice  Giorgi

Prendersi cura di sè  Sermoneta

Effetti benefici del digiuno limitato  Giorgi

Quei microbi che ci governano  Rosier

Sintesi di epidemiologia alimentare

Cibo: meglio all’antica?

Agricoltura biologica contro la fame  Holt Gimenez

Salute dell’uomo e salute del pianeta

Funzione strategica di cibo e foreste

Pancia e cervello  Bottaccioli

Annunci

REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016

marzo 24, 2017

ARTICOLI DI RANIERO LA VALLE

Indice con parole-chiave

Con Trump e la politica in pezzi teniamo ferma la garanzia della Costituzione  dubbio consentito,principio di precauzione,lutto opacizzato dalla guerra,fame angoscia fuga,esiti non voluti,apprendisti stregoni,basta un no

I valori supremi della Costituzione traditi dalla riforma  sovranità ai mercati,fiducia distrutta,premierato mascherato,centralismo statale,uno solo dichiara guerra,Senato dei popoli

Titolo 5° non costituzionale  globalizzazione e guerra,incompatibile col mercato,antipolitica,incostituzionalità sostanziale,ripristino della guerra,valori supremi

La vittoria come fine della politica e la società divisa tra vincitori e sconfitti   contrapposizione,vittoria al centro,divisione tra vincitori e vinti,nuova morale politica,vittoria rimanda al potere,vincere per dividere,governare per unire,vittoriocrazia

Lo stato sia tutto, le regioni niente e uno solo decida la guerra   riconciliazione nella giustizia,guerra mondiale a pezzi,guerra per procura,guerra tra grandi potenze,autonomia ripudiata,stato unico legislatore,senato sterilizzato,guerra per interessi,modello di difesa,momento delicato,capitalismo in armi

Spegnere la politica e non opporsi al potere   rinforzare la politica,età della misericordia,potere centralizzato,tormento sociale,si può cambiare,nostra responsabilità,ridurre i politici,guardare ai giovani,servizio civile,senato dei popoli

Superamento della democrazia parlamentare   cercare la verità,verità e potere,guerre per bugia,bicameralismo paritario,camera alta rovesciata,continuità del regno,sabotaggio delle autonomie,roulette russa del paese,senato depotenziato,processo di restaurazione,sovranità ai mercati,Islam come nemico

La verità del referendum   capitalismo aggressivo,schiavitù del mercato globale,verità nascoste,limitazione del potere,3 indizi di un giallo,guerra come delitto fondatore,Islam e sud come nemici,guerra istituzionalizzata

Cattolici-e-costituzione/   argomenti pietosi,parlamento unanime,utile seconda lettura,uccidere senza odio,libertà religiosa,fine della cristianità,laicità dello stato,forza sovversiva,pluralismo e proporzionalità

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REFERENDUM: PUBBLICITÀ O RAGIONE?

REFERENDUM Pace e Berlinguer

RIFORMA COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL RIFIUTO

Volantini del Comitato

FUNZIONE LEGISLATIVA DEL SENATO ART. 70

SE VINCE IL SI

PERCHÈ DIRE NO

A5 NUOVO SENATO

A5 ITALICUM

COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA

dicembre 5, 2016

Domenica 4 dicembre il popolo italiano ha fatto valere la propria sovranità: ha deciso, senza possibilità di fraintendimenti, di rigettare la riforma costituzionale Renzi-Boschi. Tale scelta, al di sopra di ogni colore politico, è la voce chiara e limpida della democrazia che la nostra Costituzione continuerà a garantire.

Il Comitato Meratese per la Difesa e l’Attuazione della Costituzione è stato molto attivo durante il periodo di campagna referendaria. Intende pertanto ringraziare sentitamente tutti coloro che hanno ascoltato e tutti quelli che hanno abbracciato le ragioni del NO, ragioni che con grande passione il Comitato ha portato sulle piazze e nei dibattiti a Merate e nei comuni limitrofi.

Non si può non considerare la fortissima valenza politica che si è voluto dare alla consultazione e il risultato non si può non guardare anche in questa ottica. Ne consegue che ci aspetta un periodo di cambiamenti importanti per cui il Comitato continuerà a mantenere alto il suo impegno nei confronti della Costituzione con attività a difesa e attuazione della stessa, tenendo sotto osservazione le dinamiche politiche che si prevede saranno molto vivaci.

“HA VINTO ANCORA UNA VOLTA LA COSTITUZIONE. E ORA SI PENSI AD ATTUARLA” (C. Smuraglia)

I VALORI SUPREMI DELLA COSTITUZIONE TRADITI DALLA RIFORMA

novembre 28, 2016

LE MODIFICHE ALLA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE VIOLANO 5 PRINCIPI FONDAMENTALI CONTENUTI NELLA PRIMA PARTE

di Raniero La Valle, intervento tenuto il 15 novembre 2016 a Vicenza; fonte: http://ranierolavalle.blogspot.it/2016/11/i-valori-supremi-della-costituzione.html

La Corte Costituzionale ha affermato che ci sono dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione, che non possono essere sovvertiti o modificati nemmeno da leggi di revisione costituzionale. Questi principi supremi affermati soprattutto nella prima parte della Costituzione sono in gioco nella seconda, che ne dovrebbe garantire l’attuazione; ma proprio questi sono ora disattesi o traditi nella riforma sottoposta al voto popolare del 4 dicembre.

1) La sovranità popolare
Il primo principio, che sta scritto all’inizio della stessa Costituzione, è quello della sovranità popolare. Dice l’art. 1: “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Questo principio è il fondamento di tutta la Costituzione. In rapporto ad esso la Costituzione sta o cade. La statuizione di questo principio è frutto di secoli di lotte, è costata lacrime e sangue, ed è il punto di svolta della storia dai regimi assoluti a ordinamenti di libertà. Passare dalla condizione di sudditi a quella di sovrani, cambia infatti la vita, cambia il destino delle persone e dei popoli. Che la sovranità sia di uno solo, di un monarca o di tutti, è decisivo anche per l’alternativa suprema, che è quella tra la guerra e la pace. Quando, più di un secolo fa, nel settembre 1911 l’Italia dichiarò guerra alla Turchia per prendersi la Libia, dando inizio a quel conflitto con l’Oriente e con l’Islam che dura ancor oggi, tutto avvenne in segreto e come se niente fosse, col Re che era in vacanza a San Rossore, Giolitti che se ne stava a Dronero e il Parlamento che era chiuso per ferie. Nel 1944 quando nel radiomessaggio del sesto Natale di guerra Pio XII fece la storica scelta a favore della democrazia disse che forse, se avessero avuto la democrazia, i popoli avrebbero potuto impedire la guerra. Nel 1969 un popolo di sovrani in America e nel mondo diede vita a un grandioso movimento pacifista che poi costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dal Vietnam e a porre fine a quella guerra. Ciò mostra l’importanza del principio della sovranità popolare.
Violato. Ora questo principio supremo è violato nella proposta di Costituzione sottoposta a referendum in molteplici modi. Prima di tutto il Senato, che continuerà ad avere vastissime competenze legislative e politiche, non sarà più eletto dal popolo; esso sarà designato, checché dica il documento firmato da Cuperlo, da 904 consiglieri regionali, cioè da politici appartenenti alla nomenclatura e ai partiti che comandano nelle Regioni. In secondo luogo la sovranità popolare è violata dalla elevatissima distorsione del rapporto di proporzionalità tra i voti espressi dal popolo e i seggi attribuiti, a causa della legge elettorale maggioritaria oggi vigente che trasforma in modo ineguale i voti in seggi; si dice che sarà cambiata ma intanto la riforma si vota con quella. Il principio della sovranità popolare è violato inoltre dalla dissuasione dalla partecipazione politica (un manifesto del PD prometteva, in cambio del Sì al referendum, la diminuzione dei “politici”). E poi c’è il fatto che una volta eletto il primo ministro con tutti i suoi deputati, per il popolo sovrano non ci sarà più niente da fare per cinque anni, essendo artificialmente assicurato un governo di legislatura, e dunque i cittadini perdono di cinque anni in cinque anni il diritto sancito dall’art. 49 della Costituzione di concorrere a determinare la politica nazionale. Inoltre è violato il principio che la sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, perché tra queste forme e questi limiti la Costituzione prevede che il popolo non elegga direttamente il presidente del Consiglio, ma che questo sia nominato dal presidente della Repubblica; invece secondo la legge elettorale connessa alla riforma costituzionale “il capo della forza politica” che vince le elezioni e ottiene il premio di governabilità è automaticamente, la sera stessa, acclamato come presidente del Consiglio, anche se il presidente della Repubblica che secondo la Costituzione lo dovrebbe nominare, sta dormendo. Ma la lesione più grave del principio di sovranità consiste nel portare a compimento quel passaggio della sovranità dal popolo ai mercati che da tempo ci chiedono la Trilaterale, Gelli, la banca Morgan, l’Europa, gli ambasciatori americani: una riforma che appunto, come oggi si dice, era attesa da trent’anni e che neanche Berlusconi era riuscito a realizzare. Ma questo transito della sovranità dagli uomini ai mercati, è precisamente ciò che depreca il papa quando denuncia la bancarotta di una società in cui il denaro governa invece di servire e in cui vengono salvate le banche ma non le persone.

2) Il lavoro come fondamento della Repubblica
Il secondo principio supremo, che figura nello stesso incipit della Costituzione, è il principio lavorista, perché’ l’Italia è concepita come una Repubblica fondata sul lavoro. È un principio straordinario che attua il rovesciamento cristiano del servo in signore. Il lavoro che era la schiavitù addossata al servo, è ora riconosciuto come la dignità stessa dell’uomo. Questo principio, insieme con l’art. 4 che riconosce il diritto al lavoro e prescrive alla Repubblica, cioè alla politica, di renderlo effettivo, fa sì che siano costituzionalmente obbligatorie politiche di piena occupazione. La piena occupazione non è un’opzione facoltativa, una variabile dipendente dalle scelte ideologiche dei governanti, è un obbligo costituzionale, è ciò che la Repubblica, secondo la Costituzione, non può non fare. Ma questo è impedito dall’art. 117 della nuova Costituzione che ribadisce in modo ancora più stringente il vincolo già previsto nel testo oggi vigente, stabilendo che la potestà legislativa è esercitata nel rispetto “dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea” (prima si parlava con minore precisione di “comunità europea”). Ma l’ordinamento dell’Unione Europea è un ordinamento che trasforma in regime la scelta economica neo-liberista e l’ideologia della sovranità dei mercati. Esso tutela la competizione e la concorrenza in quello che chiama il “mercato interno”, che sarebbe poi la stessa Europa, e all’art. 107 proibisce gli aiuti concessi dagli Stati o il trasferimento di risorse statali alle imprese, cioè proibisce l’intervento dello Stato nell’economia, sotto pena di una condanna da parte della Commissione europea o di un giudizio davanti alla Corte di giustizia europea.
Caduta finale.  Ciò vuol dire, tra le altre cose, che politiche di piena occupazione, che sarebbero costituzionalmente dovute, sono costituzionalmente proibite da questa seconda parte della Carta che vincola la legislazione ai diktat europei. E proprio qui c’è il punto di caduta finale della nuova Costituzione. Essa modifica la forma di Stato, perché svuota il sistema delle autonomie restaurando il centralismo statale; modifica la forma di governo perché trasforma il governo parlamentare in potere monocratico elettivo di legislatura, come quello dei sindaci, e perciò in un premierato mascherato; modifica i compiti e i fini della Repubblica, perché come dice la relazione che accompagnava il disegno di legge di riforma Renzi-Boschi, l’obiettivo è di adeguare la Repubblica “alle nuove esigenze della governance europea e alle relative stringenti regole di bilancio”; e queste tre modifiche della forma di Stato, della forma di governo e dei fini della Repubblica nel loro insieme portano a compimento il lungo processo, cominciato già qualche decennio fa, di trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati.

3) Una democrazia parlamentare
Il terzo principio fondamentale che è tradito dalla riforma è quello per il quale la nostra non è una democrazia dell’investitura, ma è una democrazia parlamentare. Nella democrazia parlamentare l’architrave di tutto il sistema è l’istituto della fiducia, perché è grazie alla fiducia del Parlamento che il governo può sorgere, ed è a causa della perdita della fiducia che un governo può cadere, come è giusto che sia se un governo, a giudizio della maggioranza parlamentare, invece del bene comune produce un male comune. Ma la riforma attacca e sostanzialmente distrugge l’istituto della fiducia che non sarà più la fiducia del Parlamento, perché a metà del Parlamento, che resta bicamerale, cioè al Senato, questo potere viene tolto; e quanto alla fiducia che resterà nel potere della sola Camera, essa non sarà più una fiducia parlamentare, ma un atto interno di partito, perché un solo partito, il cui segretario o il cui capo sarà il presidente del Consiglio, grazie alla legge elettorale disporrà di 340 voti alla Camera, sicché la fiducia sarà non il frutto di una valutazione politica, ma una atto dovuto per disciplina di partito. Per cui ci sarà, almeno formalmente, una democrazia, ci sarà un Parlamento, ma non ci sarà più una democrazia parlamentare.

4) Il ripudio della guerra
Il quarto principio supremo tradito dalla riforma è il principio pacifista, per il quale l’Italia ripudia la guerra, ogni guerra che non sia quella corrispondente al “sacro dovere” della difesa della Patria, inteso come popolo e territorio. Tale principio avrebbe dovuto semmai avere maggior tutela, dopo che il Nuovo Modello di Difesa varato nel 1991, ha spostato i confini fino ai pozzi di petrolio, alle dighe e ai popoli del Medio Oriente e la patria è stata identificata con gli interessi economici dell’Occidente da difendere anche militarmente in tutto il mondo globalizzato. Invece la riforma rende più facile e mette in mano ad una sola persona la scelta della deliberazione di guerra, dalla quale il Senato, cioè mezzo Parlamento, è proprio quello che secondo i riformatori dovrebbe più direttamente rappresentare le popolazioni locali, è tagliato fuori; la semplificazione che dà più estesi e più facili poteri al presidente del Consiglio funzionerà anche per la decisione sull’impiego delle Forze Armate e sulla guerra, e la sovranità popolare sarà completamente esclusa dalla decisione sulla pace e sulla guerra.

5) Il principio internazionalista
Il quinto principio supremo abbandonato nella riforma è il principio internazionalista, perché in tutte le nuove norme che riguardano la formazione e l’attuazione delle prescrizioni dell’Unione Europea non c’è il minimo accenno ad una intenzione riformatrice degli stessi Trattati Europei per guardare al di là dell’Europa ai fini della costruzione di un ordine di pace e di giustizia fra le Nazioni. Inoltre non c’è il minimo accenno a una riforma del diritto di asilo e a un’accoglienza degli stranieri e dei migranti secondo le nuove dimensioni del fenomeno che secondo alcune stime arriverà a coinvolgere 250 milioni di profughi, di fuggiaschi, di rifugiati nell’anno 2050. Né c’è il minimo accenno all’ultima discriminazione che una Costituzione democratica dovrebbe abolire: la discriminazione della cittadinanza, la quale limita i diritti fondamentali e l’esercizio dei diritti politici e sociali ai soli cittadini, con l’esclusione degli stranieri. Una vera riforma del Senato sarebbe una riforma che non ne facesse l’ultima trincea dei vecchi localismi, ma ne facesse un Senato dei popoli, dove sedessero i rappresentanti non solo dei cittadini, ma delle persone di tutte le nazioni, le lingue e le culture che abitano in Italia e dormono sotto il suo cielo.

IL VERO QUESITO: APPROVATE UNA REVISIONE DELLA II PARTE DELLA COSTITUZIONE CHE LA RENDE NON COSTITUZIONALE?

novembre 28, 2016

IN RITARDO DI 30 ANNI LA RIFORMA CONTRADDICE 5 PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE VIGENTE E IGNORA I NUOVI PROBLEMI: GUERRA, PROFUGHI, STRANIERI

di Raniero La Valle  Sesto discorso su “La verità del referendum” tenuto il 12 novembre a Modena. Fonte: http://ranierolavalle.blogspot.it/2016/11/il-vero-quesito-approvate-una-revisione.html

Globalizzazione e guerra.  È abbastanza paradossale che mentre si scatena il ciclone della vittoria di Trump e tutto si muove, noi dobbiamo discutere di un falso referendum, fatto di piccole vendette contro la casta dei politici, di un CNEL che non è mai esistito e a cui togliamo la targhetta dalla porta, di un bicameralismo che non è affatto superato, e di 90 centesimi di risparmio a testa per ogni italiano come compenso per lo sconquasso del Senato e l’uscita dalla democrazia parlamentare. Ciò si deve al fatto che mentre parlava di alta velocità, Renzi mandava la politica italiana su un binario morto. Ma noi sappiamo che il vero referendum è un altro, è quello che decide la transizione da un regime politico ed economico a un altro, da un’idea di Repubblica a un’altra; è per questo che ci tengono tanto, addirittura da spedire quattro milioni di lettere ad altrettanti italiani che stanno all’estero, e che magari in Italia non ci sono mai stati. Ma dopo Trump è chiaro che invece dobbiamo uscire dal binario morto, salvare la Costituzione e riaprire la partita del futuro. La vittoria di Trump è il segno di un duplice fallimento. È fallita la globalizzazione, la quale pretendeva di realizzare il mito del liberalismo classico: nel libero mercato l’eterna pace. Non è successo: il libero mercato ha ripristinato la schiavitù del lavoro, e la guerra è dappertutto.

Poi è fallita la risposta alla caduta del Muro:  doveva nascere un mondo senza muri, dove non solo i capitali ma popoli e lavoratori potessero incontrarsi e liberamente muoversi da un luogo all’altro, e abbiamo invece fili spinati e barriere dappertutto, in Palestina, in Messico, in Ungheria, a Calais, a Ventimiglia per non parlare del fossato del cimitero mediterraneo; e i popoli si chiudono a riccio, uno contro l’altro, e come dice il papa i poveri dei Paesi ricchi temono l’accoglienza dei poveri che vengono dai Paesi poveri. In questa crisi profonda gli elettorati reagiscono in modo angoscioso e votano contro i poteri stabiliti. Perché le classi dirigenti al potere, perché gli “establishment” sono sconfitti? Perché non hanno semplicemente subito questa crisi, l’hanno creata. La scelta della globalizzazione, dopo la rimozione del muro di Berlino, è stata la scelta fatta dai vincitori della guerra fredda di estendere il capitalismo in tutto il mondo, cambiandogli il nome. Capitalismo era un nome ideologico, inevitabile finché un socialismo gli si contrapponeva. Si chiamava capitalismo perché Marx aveva messo a tema teoria e prassi del “capitale”. Venuto meno il socialismo, non c’era bisogno di chiamarlo capitalismo, bastava un nome che lo mostrasse innocuo, che lo facesse coincidere con la realtà stessa, con il “globo”, col mondo (i francesi la chiamano “mondialisation”), che lo facesse diventare un fatto di natura, buono per tutti i luoghi e tutti i tempi. Anche in Europa non si è chiamato più capitalismo, si è chiamato semplicemente Europa (“ce lo chiede l’Europa”, si dice); ma quelli che hanno firmato Maastricht, che hanno firmato Lisbona, che hanno firmato il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, sapevano benissimo – ma non ce l’hanno detto – che firmavano la trasformazione del capitalismo da ideologia a regime, da dottrina economica a Costituzione politica: la concorrenza, la competizione, il mercato, il profitto diventavano la Costituzione europea.

Continuità o sovvertimento.  È per questo che ora vogliono cambiare la Costituzione italiana: perché le due Costituzioni non sono compatibili. Questa constatazione diventa tanto più drammatica di fronte a eventi come la vittoria di Trump. Essa dimostra che cosa succede quando a governare sono le banche e il denaro. Gli effetti sono devastanti, la gente ne dà la responsabilità alla politica e cerca un’altra offerta politica; e se questa non c’è o non è all’altezza del dramma, la scelta diventa quella dell’antipolitica, e possono avere libero corso pulsioni populiste, identitarie, difensive nei confronti degli altri, degli stranieri, nazionaliste e razziste. Ora vediamo come il blocco di potere che sostiene, con Renzi, il Sì al referendum tenta di giocare la carta Trump per accreditare la continuità del potere esistente come unica difesa rispetto al rischio di un sovvertimento. E insiste nel dire che ormai non conterebbe più, “svapora” il “merito” del quesito referendario, di fronte all’unica domanda che conta, che è quella del potere. La lezione di quanto è avvenuto è invece esattamente l’opposto. E’ proprio se arriva un’incognita come quella rappresentata da Trump, che è necessario che resti ben ferma la Costituzione che c’è, perché non si annulli la differenza esistente tra ciò che miseramente accade, e ciò che invece dovrebbe accadere, tra l’essere e il dover essere, tra il fatto e il diritto, tra la società che c’è e quella che secondo la Costituzione si dovrebbe costruire.

Più potere al potere.  Si dice che in ogni caso sarebbe meglio cambiare perché è da trent’anni che si attende un cambiamento che non arriva. Questo vuol dire che il cambiamento che si vuole introdurre è precisamente quello di trent’anni fa. Il problema era allora quello posto da Gelli, da Craxi: il grande bene da conseguire era che avesse più potere il potere. C’erano troppi diritti, troppi movimenti, troppa partecipazione politica, troppa democrazia in fabbrica, troppi sindacati, troppi nuovi diritti riconosciuti alle persone, alle famiglie. C’era stato il Concilio, che aveva messo in movimento la Chiesa, a Parma si occupava la cattedrale, e c’era stato il ’68 che aveva portato la rivoluzione della vita quotidiana. Il potere si sentiva in difficoltà e dunque ci voleva più potere per arginare le spinte verso una società diversa. Ma non è vero che la riforma non c’è stata. C’è stata, ma di segno opposto: il sequestro e l’uccisione di Moro, il periodo della repressione, l’installazione dei missili a Comiso, l’ubriacatura craxiana, e poi Cossiga che con un messaggio alle Camere dichiara la Costituzione superata dopo il crollo del Muro, e infine il ripristino della guerra con l’esaltazione della guerra del Golfo e addirittura l’intervento in essa. Ma oggi? La politica è distrutta, i partiti non ci sono più, i sindacati sono indeboliti, la Fiat se n’è andata in America, il miracolo economico è stato sacrificato al mito della globalizzazione. Di che cos’altro ha bisogno il potere? Che cosa ancora vogliono da noi i sacerdoti del “mercato interno” (europeo) di Bruxelles, la banca Morgan, la Commissione Trilaterale, il Wall Street Journal americano, l’Economist inglese? Quali altri sacrifici ed olocausti sull’altare della privatizzazione, dell’austerità, del pareggio di bilancio, della sottomissione alle prerogative sacrali dell’euro? Una riforma che arriva trent’anni dopo è una riforma vecchia, che appunto ci riporta al passato, non affronta i nuovi problemi, la guerra, la pace, i profughi, lo straniero.

Costituzione incostituzionale?  Il problema è però se la nuova Costituzione italiana, resa conforme ai principi dottrinali ed economici della costituzione europea, è ancora una Costituzione costituzionale; è il problema della legittimità costituzionale della nuova Costituzione. Non alludo qui al problema già rilevante della contestabile legittimità di una Costituzione modificata da un Parlamento eletto con legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Parlo di una incostituzionalità sostanziale: il vero problema, l’ultima verità del referendum è che esso propone al nostro voto una Costituzione non costituzionale. Non si tratta di un gioco di parole. Qualcuno dirà che una Costituzione incostituzionale è impossibile per definizione: un ossimoro. Per di più la ministra Boschi e tutti i fautori del Sì dicono che non è in causa la Costituzione come tale perché la riforma riguarda solo la seconda parte e non lambisce nemmeno i principi fondamentali e i valori che sono enunciati nella prima. Però non è affatto detto che sia così, perché resta una verifica da fare. Secondo una sentenza della Corte Costituzionale del 15-29 dicembre 1988, neppure le leggi di revisione costituzionale o altre leggi costituzionali possono sovvertire o modificare nel loro contenuto essenziale alcuni principi supremi contenuti nella Costituzione italiana. E non soltanto i principi che la stessa Costituzione dichiara indisponibili, come quello della forma repubblicana dello Stato, ma anche “i principi che, pur non essendo espressamente menzionati fra quelli non assoggettabili al procedimento di revisione costituzionale, appartengono all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana”. Questi principi non possono essere disattesi.

Valori supremi.  Questa affermazione della Corte aveva tanta più autorità, perché espressa in una sentenza in cui essa sottoponeva a un giudizio di costituzionalità, per una norma sulle immunità, lo stesso Statuto del Trentino-Alto Adige, che è un sistema normativo di rango costituzionale. Anche quello, dicevano i giudici della Consulta, era soggetto al vaglio di costituzionalità. Pertanto, nella misura in cui questi principi supremi sono enunciati nella prima parte della Costituzione, il loro sovvertimento o abbandono nella seconda parte comporta un contrasto tra la prima e la seconda parte della Carta, e quindi produce una Costituzione incostituzionale. Quali sono questi principi supremi su cui dobbiamo fare la verifica della riforma proposta? Sono almeno cinque: il principio della sovranità popolare, il principio lavorista, il principio della democrazia parlamentare, il principio pacifista, il principio internazionalista. Tutti e cinque questi valori supremi sono di fatto traditi dalla riforma della Costituzione che ci viene proposta. E’ su questo che gli italiani devono meditare e su cui noi stessi dovremo riflettere.

Volantino del Comitato

novembre 13, 2016

Volantino del Comitato

novembre 13, 2016

Volantini del Comitato

novembre 13, 2016

VERITÀ E GIUSTIZIA NEL REFERENDUM

ottobre 28, 2016

NON SLOGAN, NÉ PUBBLICITÀ, MA APPELLO ALLE COSCIENZE

PER RIFLETTERE, APPROFONDIRE, COMPRENDERE, CRESCERE

CON RANIERO LA VALLE

Indice con parole-chiave

Con Trump e la politica in pezzi teniamo ferma la garanzia della Costituzione  dubbio consentito,principio di precauzione,lutto opacizzato dalla guerra,fame angoscia fuga,esiti non voluti,apprendisti stregoni,basta un no

 I valori supremi della Costituzione traditi dalla riforma  sovranità ai mercati,fiducia distrutta,premierato mascherato,centralismo statale,uno solo dichiara guerra,Senato dei popoli

6 Titolo 5° non costituzionale  globalizzazione e guerra,incompatibile col mercato,antipolitica,incostituzionalità sostanziale,ripristino della guerra,valori supremi

5 La vittoria come fine della politica e la società divisa tra vincitori e sconfitti   contrapposizione,vittoria al centro,divisione tra vincitori e vinti,nuova morale politica,vittoria rimanda al potere,vincere per dividere,governare per unire,vittoriocrazia

4 Lo stato sia tutto, le regioni niente e uno solo decida la guerra   riconciliazione nella giustizia,guerra mondiale a pezzi,guerra per procura,guerra tra grandi potenze,autonomia ripudiata,stato unico legislatore,senato sterilizzato,guerra per interessi,modello di difesa,momento delicato,capitalismo in armi

3 Spegnere la politica e non opporsi al potere   rinforzare la politica,età della misericordia,potere centralizzato,tormento sociale,si può cambiare,nostra responsabilità,ridurre i politici,guardare ai giovani,servizio civile,senato dei popoli

2 Superamento della democrazia parlamentare   cercare la verità,verità e potere,guerre per bugia,bicameralismo paritario,camera alta rovesciata,continuità del regno,sabotaggio delle autonomie,roulette russa del paese,senato depotenziato,processo di restaurazione,sovranità ai mercati,Islam come nemico

1 La verità del referendum   capitalismo aggressivo,schiavitù del mercato globale,verità nascoste,limitazione del potere,3 indizi di un giallo,guerra come delitto fondatore,Islam e sud come nemici,guerra istituzionalizzata

Cattolici-e-costituzione/   argomenti pietosi,parlamento unanime,utile seconda lettura,uccidere senza odio,libertà religiosa,fine della cristianità,laicità dello stato,forza sovversiva,pluralismo e proporzionalità

APPELLO DI CATTOLICI DEL NO

ottobre 28, 2016

NO ALLA DEMOCRAZIA DIMEZZATA

La posta in gioco tra il Sì e il No nel prossimo referendum costituzionale non è il Senato ma è l’abbandono della Costituzione vigente e la sua sostituzione con un sistema di democrazia dimezzata. In questa i valori e i diritti riconosciuti nella prima parte della Carta, da cui dipendono la vita, la salute e la possibile felicità del cittadini, sarebbero isolati e neutralizzati per lasciare libero campo al potere del denaro e delle sue istituzioni nazionali e sovranazionali. Questo, col supporto di una legge elettorale congegnata per dare tutto il potere a un solo partito, è il disegno delle riforme istituzionali oggi sottoposte al popolo come nuove, ma concepite da vecchi politici, nostalgici dei modi di governo spicciativi di un lontano passato.

Futuro. mettendo mano alla Costituzione questi politici vogliono riaprire vecchie questioni di democrazia risolte da tempo e da cui non si può tornare indietro: divisione dei poteri, sovranità popolare, fiducia parlamentare ai governi senza vincolo di disciplina di partito, libertà e diritti sottratti all’arbitrio dei poteri, anche se espressi dalle maggioranze. Si sarebbero dovute fare al contrario riforme rivolte al futuro, a partire dalla domanda sul perché i diritti al lavoro e a condizioni economiche e sociali che non impediscano il pieno sviluppo della persona umana, pur sanciti in Costituzione, non si sono mai realizzati, e non certo per colpa solo del Senato. È questa domanda, non quella sul numero dei senatori, che avrebbe risvegliato la coscienza pubblica, a cominciare dai giovani oggi così disperati, e curato la piaga sociale dell’assenteismo e dell’indifferenza.

La Costituzione è un bene comune e, pur provenendo ciascuno da parti diverse, comune deve essere la battaglia di uomini e donne per la sua cura e la sua difesa, ognuno lottando però con i suoi colori e con le sue bandiere. I cristiani già altre volte, in momenti cruciali della storia della Repubblica, sono stati determinanti con le loro scelte nei referendum per un avanzamento della democrazia e della laicità e per tenere aperta la via di vere riforme. Oggi come cattolici ci sentiamo di nuovo chiamati a votare NO alle spinte restauratrici, e così ci saranno dei “Cattolici del NO” in questo referendum. Allo stesso modo speriamo nell’impegno di molti altri cristiani di ogni denominazione e confessione. Ugualmente voteranno NO moltissimi che cristiani o credenti non sono, magari anche più motivati e determinati di noi. Ma noi, che pur non siamo soliti nominare la fede nella lotta politica, questa volta diciamo NO proprio come cattolici, rispettando in ogni caso quanti saranno spinti da motivazioni diverse.

Giustizia. Prima di tutto votiamo NO per una questione di giustizia. Se, nel suo significato più elementare, la giustizia è “la correttezza di una pesata eguale”, lo scambio che ci viene proposto, di dar via metà della Costituzione per avere in cambio ancora Renzi al potere, non è giusto. Renzi e la Costituzione non hanno lo stesso peso, e mentre il primo non ci è costato niente (non lo abbiamo nemmeno eletto) la Costituzione ci è costata molto, in pensiero e martiri anche nostri. Perciò, come voto di scambio, Renzi contro la Costituzione è uno scambio ineguale. Di conseguenza se in questo gioco d’azzardo con la Costituzione Renzi, perdendo, vorrà lasciare il potere, ce ne faremo una ragione. Ma avremo salvato l’idea che ci vuole un minimo d’equità anche in un baratto.

Verità. In secondo luogo votiamo NO per una questione di verità . Non è vero che la Costituzione vigente è vecchia, tant’è che da vent’anni si cerca di cambiarla. Vero è che da vent’anni essa resiste, anche grazie a imponenti voti popolari. Vecchia è invece la proposta Costituzione nuova, che dà più potere al potere e meno potere ai cittadini, in ciò tornando allo Statuto albertino concesso dal re e finito in Mussolini. Ma è un’illusione che dia più potere a Renzi e alla Boschi, che già conosciamo; in realtà darà più potere e forza esecutiva a uno di quei mangiapopoli arruffoni e razzisti che oggi circolano in Europa e che facilmente, col marketing delle agenzie pubblicitarie e dei telefonini scambiati per modernità, potrà insediarsi a palazzo Chigi e nei 340 seggi di replicanti assegnatigli per legge nella Camera residua, con tutti i poteri, compreso il diritto di guerra. Non è vero che con la nuova Costituzione si ridurranno i costi della politica. I deputati restano 630, le spese delle province ricadranno su altri enti, il Senato rimane a gravare sul bilancio pubblico col suo palazzo e tutto il suo apparato, anche se viene ridotto ad un club nobiliare per consiglieri regionali e sindaci che passeranno a Roma uno o due giorni alla settimana (sicché il Senato sarà il primo Ufficio Pubblico a brillare per l’assenteismo del suo personale).

Patriottismo costituzionale. In terzo luogo votiamo no per una questione di patriottismo costituzionale. Consideriamo la Costituzione la nostra Patria, sia come cittadini che come cattolici. Come cittadini temiamo che il crollo dell’architettura della Repubblica causato dalla ristrutturazione in corso travolga anche i diritti e i valori fondamentali. Come cattolici ci sentiamo figli della Costituzione perché, benché inattuata, mette al di sopra di tutto la persona umana e perché fa del lavoro, che una volta era considerato il compito abbrutente del servo, il fondamento stesso della Repubblica e il diritto col quale sta o cade la dignità del cittadino.

Coerenza storica. Infine votiamo NO per coerenza storica. Per secoli si è chiesto alla Chiesa di riconoscere la sovranità del diritto e la divisione dei poteri, e sarebbe assurdo che proprio ora che il papa le ha solennemente proclamate all’ONU, i cattolici italiani ne abbandonassero la difesa per tornare a quella vecchia, decrepita, infausta cosa che è l’uomo solo al comando e tutti gli altri a dire di sì. Ma coerenza storica ci impone di votare no anche perché i cattolici in Italia hanno messo il meglio di sé nella Costituzione repubblicana. È la cosa migliore che hanno fatto nel Novecento. Dopo la scelta antiunitaria e revanscista della questione romana, dopo la sconfitta del Partito popolare, dopo l’acquiescenza al fascismo, e grazie alla partecipazione alla Resistenza, la Costituzione è stato il dono più alto che i cattolici, certo non da soli, hanno fatto all’Italia. Ora si dovrebbe cambiarla per portarla su posizioni più avanzate (più diritti, più sicurezza sociale, lavoro, cultura, più garanzie contro la cattiva “governabilità” e l’ arroganza della politica), non certo sfasciarla. Queste sono le ragioni, laiche e sacrosante, del nostro NO alla rottamazione costituzionale.

Primi firmatari: Anna Falcone, avvocata, Domenico Gallo, magistrato, Raniero La Valle, giornalista, Alex Zanotelli, missionario comboniano, Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, Lorenza Carlassare, costituzionalista, Paolo Maddalena, vice-presidente emerito della Corte Costituzionale, Boris Ulianich, storico del cristianesimo, Enrico Peyretti, “operaio del leggere e scrivere”, Torino, Vittorio Bellavite, “Noi siamo Chiesa”. Seguono numerose personalità, associazioni, testate.

La sede del Comitato dei cattolici del NO è in Via Acciaioli 7, 00186, Roma tel. 066868692, fax 066865898, mail: cattolicidelno@gmail.com, e in ogni computer o cellulare che fungerà da campana per avvertire del pericolo. Il Comitato aderisce al Comitato per il No nel referendum e al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.