IL PERICOLO DELLE POLVERI ULTRAFINI

POSSONO DANNEGGIARE ANCHE I NASCITURI. BISOGNA CONTENERE OGNI FORMA DI COMBUSTIONE, SPECIE DEI RIFIUTI

dalle relazioni di Lelia Della Torre, medico, e di Carlo Sala, chimico, all’incontro del 10 maggio 2017 del Comitato Difesa Costituzione Merate

L’Italia detiene un triste primato: quello dei tumori infantili (0-14 anni). Si tratta di un numero fortunatamente basso (attorno a 175 casi per milione/anno, secondo i dati AIRTum, contro i 158 degli Stati Uniti e la media europea di 140) ma è in continuo aumento (attorno al 2% annuo) a ancor più (3,4%) per la prima infanzia (0-1 anno): freddi dati dietro cui c’è strazio e fallimento. Le cause di questa patologia sono poco conosciute (e forse anche poco studiate) ma il fatto che i neonati siano più colpiti fa pensare a qualcosa di precedente alla nascita. Esistono fondati sospetti che tra le cause più significative vada evidenziato l’inquinamento apportato dalle polveri ultrafini o nanoparticelle che hanno origine prevalentemente dalle combustioni; le dimensioni di alcune particelle vengono rappresentate nella figura seguente (dove µm significa micron, milionesimo di metro; per le nanoparticelle si passa alla scala inferiore dei nanometri, nm, miliardesimi):

 Nellultimo decennio è cresciuto decisamente linteresse per linalazione di particelle con dimensioni inferiori a 100 nm. È evidente che a dimensioni così basse è difficile rilevarle e ancor più trattenerle o filtrarle. Mentre la parte più grossolana delle particelle inalate (PM10 PM2,5 PM1) sono trattenute nei vari settori dellalbero respiratorio (vedi fig.), danneggiando primariamente il sistema respiratorio, le altre, di dimensione nanometrica, possono passare dagli alveoli polmonari direttamente al sangue. Da lì possono raggiungere tutti gli organi (dal cuore, al cervello, alla placenta) e, passando all’interno della cellula, possono alterare i meccanismi di risposta anticorpale e di riproduzione cellulare. Ovviamente questi inquinanti possono arrivarci anche dalla catena alimentare, dagli indumenti e altre fonti, oltre all’aria respirata, che però è la più significativa.

Epigenetica: per capire il significato di questo termine si può fare il caso di due gemelli omozigoti, che cioè, derivando dallo stesso ovulo, hanno identico DNA. Eppure tra loro ci sono differenze anche fisiche: queste si definiscono differenze epigenetiche, cioè acquisite al di là della genetica, che per loro è la stessa (epi è un termine greco che vuol dire al di là). Epigenetica è appunto lo studio di tutte quelle cose che la genetica non è in grado di spiegare. Negli ultimi decenni si è posta particolare attenzione a certe sostanze chimiche, presenti nel particolato sottile, che non sono mutagene, cioè non alterano direttamente la sequenza del DNA, possono però provocare danni epigenetici. Si tratta di modifiche a quel complesso di proteine che danno la forma tridimensionale alla struttura del DNA e così alterano la replicazione, attivano o silenziano in modo anomalo alcuni geni (ad esempio fino alla perdita di controllo e alla proliferazione di un tumore). I danni alla salute imputabili all’inquinamento per esposizione della popolazione anche a basse o bassissime dosi di sostanze chimiche si concretizzano in un aumento dei casi di:

tumori (soprattutto infantili); aterosclerosi e malattie cardiovascolari; malattie neurologiche (autismo, demenze, SLA, ecc..); reazioni allergiche ed intolleranze; sterilità, nati prematuri; obesità, diabete.

L’epidemiologia riesce ad individuare i danni dopo numerosi anni, anche decenni, dall’esposizione, ma non può individuare i danni epigenetici che si possono trasmettere a figli e nipoti, cioè alle generazioni future: sono quelli che destano maggiori preoccupazioni.

Combustioni. Le polveri ultrafini derivano essenzialmente dalle combustioni: non si dimentichi che sono combustioni anche quelle che avvengono nei motori a scoppio e non soltanto nel riscaldamento degli ambienti, nei roghi delle campagne o nell’incendio dei boschi. In campo industriale si ricordano la produzione dell’acciaio, di altri metalli e leghe, del vetro, del cemento e inoltre le lavorazioni dei metalli a caldo e le saldature. Per quanto riguarda gli inceneritori dei rifiuti solidi urbani nella camera di combustione si formano, oltre all’anidride carbonica, ossido di carbonio, ossidi di azoto e di zolfo, acidi inorganici e molte altre sostanze; certamente influiscono sulla loro qualità e quantità diversi fattori, quali ad es. la temperatura della combustione e i materiali che la alimentano. Gli inquinanti che si formano sono numerosi e si trovano in fase gassosa; sono di particolare interesse gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), l policlorobifenili (PCB), le diossine (CDD), i metalli. Nello stesso tempo hanno origine particelle di polvere prevalentemente fini e nanoparticelle. Con una temperatura più elevata della fiamma si produce solitamente maggiore quantità di polveri fini. Le polveri che sfuggono all’abbattimento possono fare da trasportatori di inquinanti come IPA, PCB, metalli, tutti di grande interesse tossicologico.

Il principio di precauzione dovrebbe indurci a ridurre il più possibile l’esposizione ad ogni tipo di inquinante, ma soprattutto a evitare le combustioni che possono immettere nell’aria le polveri sottili e ultrasottili (oltre all’anidride carbonica, causa principale dell’effetto serra). Certe pratiche – peraltro assai diffuse e tradizionali – come la bruciatura di ramaglie o stoppie nelle nostre campagne o boschi, oggi non vanno assolutamente più consentite (anche per evitare incendi). In alternativa vanno promosse le pratiche di compostaggio, cippatura, recupero. Altrettanto severa dovrebbe essere da parte dei governanti la penalizzazione dell’uso di motori a scoppio, specie se per diletto: moto-cross, diporto ecc. Nel riscaldamento dovrebbero essere nettamente favorite le fonti che non richiedono combustioni termiche, come solare, eolico, geotermico, pompe di calore, pirolisi e, forse un domani, pile a combustibile o altro ancora. Per quanto riguarda i rifiuti, anche seguendo le indicazioni dell’UE, si tratta di attuare buone pratiche. I comuni che hanno organizzato la raccolta differenziata porta a porta (ad esempio Ponte alle Alpi/Belluno e Capannori/Lucca, ma anche in Lombardia nel vimercatese) hanno ottenuto importanti risparmi economici sia per i cittadini che per le amministrazioni, col riciclo e la raccolta differenziata (fino al 85%). Questi risultati sono stati ottenuti anche grazie ad una azione capillare di informazione/formazione dei cittadini tesa non solo ad una corretta raccolta ma anche ad una riduzione dei rifiuti, con campagne rivolte alla diffusione di: vuoti a rendere, agricoltura a Km 0, riduzione dell’“usa e getta”, riuso, ecc. Anche se il progresso tecnico ha consentito miglioramenti nel filtraggio dei fumi e nelle tecniche di incenerimento e in attesa che la scienza riesca meglio a conoscere come si forma e come opera nel nostro organismo il particolato ultrafine, i rischi per le generazioni future dovrebbero far prevalere il buon senso della precauzione.

Bibliografia indicativa: Relazione Burgio: https://youtu.be/a1Ffvp6mSHA; Comune di Genova, Compostiamoci bene, manuale di 84 pagine di Federico Valerio; Comune di Vedelago Tv http://www.centroriciclo.org; www.comunivirtuosi.org; http://www.menorifiuti.org

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