Archive for novembre 2013

LA NUOVA DESTRA DEI CAMALEONTI

novembre 21, 2013

NON  FA I CONTI COL PASSATO E CONTINUA A COLTIVARE LA CULTURA DELL’ILLEGALITÀ

di BARBARA SPINELLI La Repubblica, 20-11-2013, pagg.1 e 31

Destra normale? Davanti a noi, lo spettacolo del berlusconismo che si sfalda. Sorge un nuovo partito, presto sarà chiamato destra normale, e le Larghe Intese paiono rinascere come Afrodite dal mare: più belle e lisce, più legittime; come purificate. Non è così purtroppo. Una destra diversa da quella vista nell’ultimo ventennio ancora non c’è. Non c’è se per normale intendiamo l’adeguazione alle norme della democrazia, alle sue leggi, alle sue forme costituzionali. Non è neppure un Termidoro, come fu denominata nel 1794 l’epoca che terminò il Terrore rivoluzionario di Robespierre. In verità certe peculiarità riaffiorano, a cominciare dal fulmineo trasformismo di parecchi fedeli del tiranno: Barras, Tallien, e in primis Fouché, che aveva votato il regicidio, represso nel sangue l’insurrezione di Lione. Anch’egli tramò contro Robespierre. Nel Termidoro sarà ministro della polizia. Furono chiamati camaleonti, e ne esistono molti nel Nuovo centrodestra di Alfano, pur se di minor stazza.

Rimangono vassalli. Quel che manca è la caduta di Robespierre. Riottosi, i vassalli di Berlusconi rimangono vassalli. Annunciano il nuovo, ma non escludono patti con l’ex capo e promettono di lottare contro la sua decadenza dal Senato. Le idee che avevano sulla Costituzione, troppo parlamentare e giustizialista, son sempre lì. Piuttosto viene in mente l’8 settembre ’43: Badoglio proclamò un armistizio che apriva agli anglo-americani senza chiudere a Hitler, poi col re fuggì da Roma lasciando che i nazisti occupassero il paese. Tale fu la nazione allo sbando narrata con maestria da Elena Aga Rossi. Certo in Italia c’è bisogno di una destra normale, il che vuol dire: decente. Vale dunque la pena guardare oltre la nostra aiuola, e vedere come altrove, in simili circostanze, si fece pulizia. Il caso più significativo è la Germania, una democrazia assai attenta alle norme. Lo dimostrò nel 1999-2000, quando scoppiò l’affare dei fondi neri che travolse Helmut Kohl e mise fine alla sua lunga era: 16 anni di cancellierato, 25 di presidenza dei democristiani (Cdu).

Uscire subito. Esemplare è innanzitutto la cronologia: gelida, spedita, sbrigativa. Lo scandalo viene alla luce il 4 novembre ’99, sotto il governo Schröder: indagato è il tesoriere Cdu Walther Leisler Kiep, ma Kohl è coinvolto. Il 30 novembre, l’ex Cancelliere ammette l’esistenza di fondi neri. Quattro giorni dopo, Angela Merkel che è segretario generale della Cdu esige sia «fatta chiarezza, rapida e senza omissioni». Passa meno di un mese e i toni si fanno più ruvidi: al canale della Tv pubblica Ard, dice che il partito, se tiene al suo destino, deve uscire dall’impasse «con le proprie forze». Poche ore dopo, il 22 dicembre, esce un suo articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, in cui spiega cosa significhi, per lei, «uscire». Significa, scrive la Merkel, riconoscere che malcostume, corruzione, non rispetto delle norme sono «una tragedia, per la Democrazia cristiana e per l’intero sistema dei partiti». Le illegalità commesse hanno gravemente danneggiato la Cdu, quale che sia la grandezza di Kohl e il suo contributo all’unità tedesca, all’Europa, al nascere della moneta unica. Non c’è da una parte lo scandalo, e dall’altra l’immagine di Kohl: «le due cose stanno insieme». Risultato: il partito in futuro «deve imparare, con fiducia, a camminare senza il vecchio cavallo di battaglia». Deve imboccare una propria via, «come chi nella pubertà si stacca di casa», anche se il «processo non sarà senza ferite». Si parla di parricidio, tradimento. Ma il partito la sostiene. Nel Brandeburgo, il portavoce della Cdu Möricke chiede «un taglio del cordone ombelicale». Il vice capogruppo parlamentare Friedrich Merz dice: «Sottoscrivo ogni riga dell’articolo della Merkel».

Reato è reato. Poco più di un mese: tanto durò fare i conti col passato, e renderne conto. Appena più ci volle perché al capo venisse tolta la carica di presidente onorario della Cdu (18 gennaio 2000), e il partito gli chiedesse di rispondere di qualcosa che veniva vissuto non come un guaio mediatico, ma come tragedia. E Kohl era un mito, specie in Europa. E dopo la sconfitta alle politiche del ’98 la Cdu era in risalita (alle elezioni europee del ’99, alle regionali a Brema, Berlino, in Assia, nella Saar, in regioni chiave dell’ex Germania est): la Merkel lo ricorda nell’articolo. Un reato è un reato, e nulla pesavano i successi alle urne, il curriculum poderoso del leader, le messinscene di una fittizia stabilità. Dirimente era un unico aggettivo, che appannava tutto il resto: l’agire di Kohl era rechtswidrig, contro la legge. Questo era intollerabile, e non fu tollerato. Ricordiamo che neanche il Watergate fu digerito. Nixon infine fu abbandonato da chi nell’opinione pubblica, nei giornali, nella classe politica, l’aveva sostenuto. Hugh Scott, leader repubblicano al Senato, lette le carte dichiarò che la condotta presidenziale era stata «deplorevole, disgustosa, squallida e immorale».

Fare subito l’inventario del passato, non eludere un giudizio storico-politico netto (sì sì; no no): questo fu per la Merkel rompere con il capo. Se rinacque una destra decente, fu perché la politica fece pulizia da sola, senza attese e rinvii. Gli anticorpi che Sylos Labini giudicò assenti da noi (Repubblica 14-5-02), in Germania esistevano. Prima che intervenissero i magistrati e la Commissione d’inchiesta parlamentare, il partito seppe tagliare, con un gesto secco, il ramo rivelatosi marcio. Nessuno ebbe l’impudenza di dire che Kohl era immunizzato perché ancora in auge, a casa e fuori. Non così i governisti di Alfano. Nessun inventario, nessun rendiconto del berlusconismo, nessun taglio del cordone ombelicale (ma neanche idee su economia, Europa, politica estera). Se si esclude la difesa del governo di Larghe Intese, l’essenza berlusconiana è preservata. La lotta alla magistratura indipendente prosegue, la decadenza del leader è rifiutata. Che destra normale può nascere in queste condizioni, sempre che norma significhi norma? Si fa presto a dirsi moderati, se la sovversione da cui ci si separa resta ingiudicata.

Cultura dell’illegalità. Qui è il pericolo che corre l’Italia: che cambino nomi e padroni dei partiti, ma non la cultura dell’illegalità che ci ha ammorbati ben prima che Berlusconi andasse al potere: da quando la P2 pensò, negli anni ’70, il Piano di rinascita democratica. Rimane il postulato secondo cui la giustizia non è eguale per tutti, e «il vero potere è in mano ai detentori dei media» (Licio Gelli). Continua la politica riservata a chiuse, immuni oligarchie, ancor oggi protette dalla Chiesa: molti governisti sono in Comunione e Liberazione. Tutto è permesso agli oligarchi. Anche le telefonate fatte dalla Cancellieri a amici privati, i Ligresti: telefonate in cui si «mette a disposizione», e 4 volte dichiara «non giusto» (lei che è Guardasigilli) l’arresto appena avvenuto di Salvatore Ligresti e delle figlie per reato di falso in bilancio e manipolazione di mercato (il figlio Paolo, latitante, evita l’incarcerazione). Se il Pd non sfiducia la Cancellieri, si confermerà che il malcostume l’ha senza rimedio contaminato. Che ancora sembra ignorarlo: non tutto quel che è legale, che non è reato, è decente in politica.

Tragedia se la legalità è facoltativa. È difficilmente immaginabile che la Merkel abbia usato sbadatamente una parola tanto pesante: tragedia. Tragicamente degenera la democrazia quando la legalità è facoltativa. Di fronte a noi sfilano governisti (spesso indagati, spesso ex P2) che abrogano il passato per non mettersi in pericolo. Le tragedie si superano con la catarsi: una purificazione. E con un giudizio, espresso dall’opinione pubblica che è il Coro. In Italia non sono in vista catarsi, o giudizi: né a destra, né per ora a sinistra. Forzatamente neppure nelle Larghe Intese, e in chi s’ostina a commisurarle con le Grandi Coalizioni tedesche.

 pesce2

Annunci

GLI ANTICORPI PERDUTI DELLA SOCIETÀ ITALIANA

novembre 20, 2013

PER EVITARE CHE I POLITICI SI COMPORTINO CON CINISMO E SENZA SCRUPOLI CI VUOLE ATTENZIONE, PARTECIPAZIONE E RIGORE MORALE

di PAOLO SYLOS LABINI  La repubblica del 14-5-2002 sez.prima pagina

Pochi scrupoli, molto cinismo. Spesso, anche se non sempre, gli uomini politici che raggiungono il vertice del potere hanno pochi scrupoli e molto cinismo. Le moderne democrazie parlamentari mirano appunto ad impedire che quella mancanza di scrupoli e quel cinismo procurino gravi danni alla collettività. Una metafora tratta dalla medicina può chiarire le idee: la democrazia, in tutte le sue componenti, fra cui la giustizia e la libertà d’informazione e di espressione, rappresenta un sistema di anticorpi. Se questi anticorpi non funzionano, compaiono i sintomi di quella terribile malattia chiamata Aids, l’immunodeficienza acquisita, contraendo la quale gli agenti patogeni hanno via libera e possono portare alla morte. Fuor di metafora: se in una società compare l’Aids i politici lestofanti hanno via libera e dilagano le prepotenze, la corruzione ed altri mali che trasformano la società in una mefitica palude o in una gigantesca fogna, dove la dignità delle persone va alla malora e dove è assai brutto vivere anche se ci vuole tempo per rendersene conto. L’idea consolatoria, oggi diffusa in Italia, secondo cui “tutto il mondo è paese”, è sbagliata, non perché i politici degli altri paesi siano degli angioletti (spesso non lo sono), ma perché ignora la questione degli anticorpi.

Altrove gli anticorpi funzionano. Nixon non era certo un modello di moralità, ma in America gli anticorpi hanno funzionato: la libera stampa lo ha messo sotto accusa e lui non ha neppure tentato di tacitarla i tentativi avrebbero aggravato la sua posizione; Nixon, è vero, cercò di mettere in condizioni di non nuocere il magistrato che portava avanti le accuse ma fallì clamorosamente, poiché il ministro della Giustizia, che era stato nominato da lui stesso, si dimise ed ebbe luogo una sollevazione nel Parlamento, che pure era a maggioranza repubblicana. Quello di Nixon, sia ben chiaro, è solo un esempio. Il punto è che il grado di civiltà di un paese, come lo stato di salute di una persona, dipende in primo luogo dagli anticorpi: quando diventano insufficienti, compare l’Aids. Nel nostro tempo la società italiana è affetta da questa terribile malattia: gli anticorpi non funzionano. Solo così si può spiegare l’ascesa al potere di un gruppo politico in cui pullulano gl’indagati e i condannati ed in cui il capo ha un curriculum giudiziario che culmina con l’accusa di corruzione di giudici e che è stato sintetizzato dall’Economist nella primavera del 2001 in un’agghiacciante tabella, aggiornata di recente; può consolarsi solo chi dà retta a Berlusconi, secondo il quale di quella rivista non c’è da fidarsi, poiché è influenzata dai comunisti, in armonia con un’antica tradizione: la rivista fu fondata nel 1843, precedendo di ben cinque anni il “Manifesto” di Marx ed Engels.

Morale e politica. Di recente le principali accuse mosse al capo del governo ed ai suoi stretti collaboratori sono state reiterate, con linguaggio bizzarro e fiorito ma non equivoco, da uno che la sa molto lunga, Filippo Mancuso, ex Forza Italia. Non è vero che “tutto il mondo è paese”, perché anche fra i leader politici privi di scrupoli c’è una graduatoria e nessuno ha un curriculum giudiziario minimamente paragonabile a quello di Berlusconi; i provvedimenti che sta prendendo e quelli che si appresta a prendere suscitano stupore e incredulità nel mondo civile. Per consentirli di giustificare le sue malefatte, gli eruditi consiglieri del Cavaliere gli hanno suggerito di scrivere, come già aveva fatto Mussolini, la prefazione del Principe di Machiavelli ristampato dalla “Silvio Berlusconi editore”; quei consiglieri, che amano impartire agli intellettuali “moralisti” l’originale lezione secondo cui morale e politica non vanno confuse, dovrebbero tener presente che Machiavelli scriveva quando ancora non esisteva né la democrazia parlamentare, che, dove funziona, ha anticorpi istituzionalizzati, né il capitalismo industriale moderno, avviato in Inghilterra da una borghesia che aveva fatto propria la morale “puritana”.

Rispettare le regole. A differenza del capitalismo mercantile, quello industriale trae la sua forza propulsiva dalla ricerca e dalle innovazioni da un lato e dalla concorrenza dinamica dall’altro; a lungo andare lo sviluppo del capitalismo moderno è sostenibile solo nel rispetto di regole severe. Due esempi. Alla débacle argentina ha dato un forte contributo una corruzione sempre più diffusa, che comprendeva una gigantesca evasione fiscale; noi rischiamo di far la fine dell’Argentina. La legge sul falso in bilancio va respinta per ragioni non solo “morali”, ma anche economiche, giacché scoraggia gl’investimenti stranieri in Italia (i paesi civili hanno regole rigorose cui i manager si debbono attenere anche quando vanno fuori del loro paese) è crea disparità nella concorrenza fra le imprese europee, ciò che spiega perché in Europa si stanno preparando ricorsi presso le autorità competenti. Che tutto ciò sia economicamente grave sta diventando chiaro agli stessi industriali non affetti da provincialismo.

È in gioco la nostra dignità. In Italia gli anticorpi sono insufficienti per tante ragioni, fra cui la caduta verticale degli ideali e l’azione del governo Berlusconi, che sta facendo il possibile per ridurre ulteriormente gli anticorpi, compiendo opera di intimidazione e di corruttela nei riguardi di magistrati, di politici, di giornalisti, di intellettuali. In sintesi l’assalto allo stato di diritto consiste nel tentativo di sopprimere la separazione dei tre poteri, l’esecutivo, il giudiziario e il legislativo. Si è discusso molto dell’attacco all’indipendenza del potere giudiziario; si è invece discusso poco del tentativo portato avanti con le amplissime deleghe al governo ed ora con la progettata riforma della Corte costituzionale che cancellerebbe il sindacato delle leggi di subordinare istituzionalmente il potere legislativo a quello esecutivo che così diverrebbe l’unico potere, come nel fascismo. Casini e Pera, i garanti del potere legislativo, non reagiscono? Vogliono diventare i becchini della democrazia? L’Aids è una malattia grave ma curabile e ciò vale anche per l’Aids sociale. Potremo guarire solo se ci convinciamo che è in gioco la nostra stessa dignità: accettiamo di diventare sudditi o vogliamo restare persone libere? Noi stessi possiamo agire da anticorpi e con tenacia e determinazione possiamo avere successo: certi segnali sono incoraggianti.

DSC07506