Archive for luglio 2013

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA

luglio 11, 2013

A PARTIRE DALLA PROCEDURA DI MODIFICA È IN ATTO UN TENTATIVO DI ALTERARE ALLA RADICE LA COSTITUZIONE

di Furio Colombo, da il Fatto quotidiano, 7 luglio 2013

Art. 138. Sta accadendo un fatto strano e difficile da spiegare, che appare più fisiologico che politico o giuridico: la Costituzione si sta trasformando. Cambia di colpo in punti vitali. Per esempio è in atto un progetto che sta svolgendosi all’insaputa dei cittadini, ed è bene saperlo. Il progetto è di mettere mano all’art. 138 della Costituzione, o meglio di cominciare di lì. Quell’articolo è un cardine: impedisce che la Costituzione possa essere facilmente e liberamente manomessa al di fuori della complessa procedura costituzionale. Prescrive due volte il voto di ciascuna camera, e un referendum popolare di approvazione finale. Invece la Commissione dei 40, che segue, nella stranezza e nella anomalia, quella dei dieci saggi che all’inizio di tutta questa vicenda, erano stati chiamati a consigliare il Quirinale, comincerà proprio da qui, (queste sono le istruzioni) da un ritocco che renda inutile la barriera dell’art. 138. Si può fare senza una garanzia – ovvero senza che il progetto sia previsto e concordato, fra la politica (così come essa è rappresentata nel governo) e le Istituzioni?

Nuova Costituzione reale? Se è così, ciò che sta accadendo punta verso una Costituzione ignota, che ancora non abbiamo e ancora non conosciamo. A quanto pare la Costituzione ignota ha già corretto in senso verticale le sue istituzioni. Il potere adesso discende dal potere, invece di risalire dal voto. Non solo gli elettori appaiono abbandonati sul fondo, ma anche i parlamentari. Discutono a vuoto, votano a vuoto e non contano niente. Di questo fatto, che è strano perché mai deciso e mai votato dagli eletti, trovo una attendibile descrizione in un editoriale del quotidiano Il Tempo: “Le prerogative del Parlamento non possono tradursi in una sorta di diritto di veto sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate (…) Il comunicato diffuso ieri dal Quirinale al termine della riunione del Consiglio Superiore della Difesa, presieduto dal Capo dello Stato ha aggiunto una pietruzza sulla strada, cara al presidente della Repubblica, delle riforme istituzionali (…) indicando in modo fermo e non equivoco , i limiti alla attività del Parlamento. Tutto ciò dimostra come sia già in atto, nella prassi, un processo di trasformazione delle istituzioni nel senso di un rafforzamento dell’Esecutivo. In altre parole, si sta affermando una nuova Costituzione reale ben diversa dalla Costituzione formale. (…) Anziché parlare di uno schiaffo al Parlamento, come fanno i grillini e le vestali di una Costituzione ingessata e superata dai tempi, sarebbe bene che si cogliesse l’invito implicito a mettere mano, finalmente, alle riforme. Per il bene del Paese”. (Francesco Perfetti, 4 luglio).

Presidenzialismo. L’articolo è interessante perché è ispirato (dal comunicato della Presidenza della Repubblica), perché dimostra in modo chiaro e persuasivo di quali riforme si tratta: la verticalizzazione presidenzialista o semi-presidenzialista del potere politico in Italia, la marginalizzazione del Parlamento, le istruzioni per l’uso della Commissione dei 40, a cui viene assegnata la prova da svolgere con obbligo di copiatura di istruzioni già date. E quel tanto di scherno (“le vestali di una Costituzione ingessata e superata dai tempi” ) che è sempre stato il canto di guerra della vasta e disordinata aggregazione berlusconiana. Ma allora le rivelazioni che ci vengono consegnate come una notizia, con fermo invito ad adeguarci subito, sono due.

Asimmetria. La prima, abbiamo appena appreso, è che, fin dal primo momento delle votazioni presidenziali, il progetto era già completo, con tutte le sue istruzioni per l’uso, e significava trasformazioni profonde, mai concordate e mai votate, alla Costituzione. La seconda è la vistosa e pesante asimmetria delle forze che sono state associate (la forma passiva dei verbi è necessaria) per formare il “governo insieme”. Ecco la formula di quel governo. Da una parte tutti gli interessi personali, proprietari, giudiziari di Berlusconi più tutte le forme diverse di reazione e ostilità alla esigente e coerente Costituzione italiana. Dall’altra, figure sparse dette, per pura esigenza di identificazione, “di sinistra” (di solito intente a respingere con sdegno quella definizione) che non hanno, come riferimento, né un partito deciso a guidare né una Istituzione disposta a difendere.

Un peso preponderante, dunque, è dalla parte di coloro che militano con furore e passione contro la Costituzione nata dalla Resistenza. E le figure sparse se ne accorgono quando ricevono, se si scostano, sgridate durissime e autorevoli, di solito interpretate bene, e tempestivamente espresse, dal capogruppo di Berlusconi, Brunetta. A questo punto il discorso si fa drammatico e semplice: il dovere democratico è difendere la Costituzione senza accettare alcuna manomissione, contro un simile squilibrio di intenti e di forze. Pretendere una urgente e decente legge elettorale come unico impegno verso il Paese, il solo che si può fare a carte scoperte. Subito dopo dovremo persuadere i cittadini che per il 50 per cento si sono astenuti nelle ultime elezioni, a tornare al voto.

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-costituzione-non-si-tocca/

picconatori

 

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REINVENZIONE DEL FASCISMO

luglio 2, 2013

LE MINACCE CHE ARRIVANO DALLA PAURA E DALL’ECONOMIA

di Johan Galtung*

Danni durevoli: l’atroce Seconda Guerra Mondiale ne ha provocati abbassando i nostri standard per ciò che è marginalmente accettabile. La guerra è male; ma se non è nucleare, il limite non è stato ancora raggiunto. Il fascismo è male; ma se non si accompagna alla dittatura e all’eliminazione di una categoria di persone, il limite non è stato ancora raggiunto. Hiroshima, Hitler, Auschwitz sono profondamente radicati nelle nostre menti, distorcendole. Hiroshima ci fa trascurare il terrorismo di stato contro le città tedesche e giapponesi, e l’uccisione di cittadini d’ogni età e genere. E Hitler e Auschwitz ci fanno trascurare il fascismo in quanto perseguimento di obiettivi politici mediante la violenza e la minaccia di violenza. Bisogna essere in due per fare una guerra, con qualunque mezzo. Ma basta uno solo per produrre fascismo, contro la propria gente e/o contro altri.

Qual è l’essenza del fascismo? Ne è stata data una definizione: accoppiare il perseguimento di obiettivi politici e di violenza massiccia. Abbiamo la democrazia appunto per evitarlo, un gioco politico teso a perseguire obiettivi politici con mezzi nonviolenti, e più particolarmente ottenendo con elezioni o referendum liberi ed equi una maggioranza dalla propria parte. Una meravigliosa innovazione con un seguito logico: l’uso della nonviolenza quando anche la maggioranza travalica linee o limiti, per esempio quelli contenuti nei codici dei diritti umani. Lo stato forte, in grado e disposto a esibire la propria forza, perfino con la pena di morte, appartiene all’essenza del fascismo. Che vuol dire assoluto monopolio sul potere, anche quello che non promana da un’arma, compreso il potere nonviolento. E vuol dire considerare la guerra come attività normale di uno stato, normalizzando, e addirittura perpetuando, la guerra. Vuol dire una profonda contraddizione con un nemico onnipresente, come ariani contro non-ariani, o giudaismo-cristianesimo contro l’islam, glorificando il primo e demonizzando il secondo. Il fascismo fomenta ovunque il dualismo, il manicheismo e la battaglia finale, l’Armageddon, plasmandoli in un insieme coerente.

Creare paura. Che cosa voglia dire illimitata sorveglianza della propria gente e degli altri non c’è bisogno di dirlo; la tecnologia postmoderna la rende possibile, o almeno credibile. Ciò che importa è la paura; che si tema e ci si astenga da proteste e azioni nonviolente per non venire “pescati” per il castigo definitivo: un’esecuzione extragiudiziaria. Meno importante dell’effettivo controllo delle e-mail e dell’attività telematica nonché l’ascolto delle telefonate di tutti è che si creda che questo avvenga. Il trucco sta nel farlo indiscriminatamente, non focalizzandosi solo sui sospetti ma facendo credere che ognuno è un potenziale sospettato; facendo sì che tutti per paura righino dritto, trasformando tutti i potenziali attivisti in soggetti passivi governabili. Lasciando la politica a Chi Conta, con muscoli sia all’interno che all’estero.

Il trucco anche più banale è rendere il fascismo compatibile con la democrazia. Attira l’attenzione una notizia: “Ammesso che le forze britanniche abbiano torturato i kenyani che combattevano contro il dominio coloniale negli anni 1950 – il governo compenserebbe 5.228 vittime.” (IHT 07 giugno 2013). Un numero strabiliante, oltre 5.000 – di certo ci furono molte altre vittime. Dov’era la Madre dei Parlamenti durante quest’esibizione di fascismo? Si ha l’impressione di una formula come “per la sicurezza dei britannici in Kenya”, dove sicurezza è la parola-ponte fra fascismo e democrazia, sostenuta da quella paranoia accademicamente istituzionalizzata degli “studi per la sicurezza”. Ci sono altri modi. Primo, una definizione riduzionista di democrazia alle elezioni nazionali multi-partitche. Secondo, rendendo i partiti quasi identici in questioni di “sicurezza”, pronti a usare la violenza internazionalmente o nazionalmente. Terzo, privatizzando l’economia all’insegna della libertà, l’altra parola-ponte, lasciando al Potere Esecutivo essenzialmente la funzione giudiziaria, la polizia e i militari – temi su cui si è già costruito un consenso. Arrivare a una crisi permanente con un nemico permanente da colpire è utile, ma ci sono altri approcci.

Capitale al potere. Proprio come una crisi definita come militare catapulta i militari al potere, una crisi definita come economica catapulta il capitale al potere. Se la crisi sta nel fatto che l’Occidente è stato battuto in concorrenza nell’economia reale, allora si tratta dell’economia finanziaria, le grossissime banche, che trattano i trilioni sotto la formula della libertà. Corrompere alcuni politici finanziando le loro campagne elettorali è una bazzecola, e può non essere neppure necessario se hanno consenso. Se ne può uscire, e prima o poi lo si farà. Si paga attorno al 20%, la metà negli USA, in tasse allo stato per comprare beni o servizi nell’economia reale – per il consumo finale – ma l’economia finanziaria riesce ad abbassare la quota all’1% o 0.1%. Perfino un compromesso come un 5% potrebbe risolvere il problema negli stati occidentali, la cui economia reale non genera un surplus sufficiente al funzionamento di uno stato moderno; un giorno neppure quello, ai livelli attuali.

Gettare dubbi. Se la libertà si definisce come libertà di usare denaro per fare altro denaro, e la sicurezza come la forza di uccidere il nemico designato ovunque sia, ne otteniamo un complesso militar-finanziario, che si sostituisce al precedente complesso militar-industriale nelle società in  fase di deindustrializzazione. Quelli conoscono i propri nemici: i movimenti per la pace e per l’ambiente, che costituiscono, rispettivamente, una minaccia alla sicurezza e alla libertà col loro gettare dubbi non solo sulle uccisioni, sulla ricchezza e l’ineguaglianza ma considerandole contro-producenti. Entrambi i movimenti dicono che in realtà state producendo insicurezza e dittatura. Entrambi agiscono allo scoperto, vengono facilmente infiltrati da spie e provocatori, così eliminando voci quanto mai necessarie. Quindi, siamo a questo punto. Tortura come indagine intensificata, campi di concentramento de facto come Guantánamo, habeas corpus eliminato. E un presidente USA di facciata per gli sciocchi, che fa racconti progressisti che non attua mai, che sia un ipocrita o sia messo lì da qualcuno a mo’ di velo su una realtà fascista. Chi tira via il velo, un Ellsberg, un Assange, un Manning, uno Snowden, viene criminalizzato; ma non chi sta costruendo il fascismo. Il vecchio adagio: quando c’è più bisogno di democrazia, abolitela.

 

24 giugno 2013

*Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Reinventing Fascism

http://www.transcend.org/tms/2013/06/reinventing-fascism/

fonte: http://serenoregis.org/2013/07/01/reinvenzione-del-fascismo-johan-galtung/

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