Archive for giugno 2012

LEGGE ELETTORALE: PERCHÉ CONVIENE IL DOPPIO TURNO

giugno 22, 2012

URGENZA DI SUPERARE IL PORCELLUM PER GOVERNABILITÀ E RAPPORTO CON GLI ELETTORI

di  PIERO IGNAZI   La Repubblica, 20 giugno 2012 —   pagine 1 e 29

Quale obbiettivo.  Il porcellum ingrassa allegramente. Continua a godere di ottima salute perché tutti ne parlano male ma nessuno pensa seriamente a fargli la festa. Nella fiera della vanità elettorali, da sinistra e da destra rimbalzano sempre nuove e fantasiose proposte. Il catalogo dei sistemi elettorali è lungo quasi quanto le conquiste di Don Giovanni, eppure ai nostri legislatori non basta. Il genio italico è sempre pronto a elaborare qualche innovazione. Mettendo un po’ di questo o di quello, tanto “questo o quello pari sono”. Invece no: pasticciando con i vari sistemi elettorali si producono dei piccoli Frankenstein. Le due grandi famiglie, quella proporzionale e quella maggioritaria, rispondono a logiche diverse e producono effetti diversi. Per scegliere bisogna sapere cosa si vuole. Se il problema numero uno è l’indicazione precisa di un governo da parte dell’elettorato – il mandato a governare, insomma – allora il maggioritario risponde alla bisogna. Se invece l’esigenza maggiore è la fotografia delle multiformità politiche esistenti, allora il proporzionale è quello che ci vuole. Poi, le due grandi famiglie hanno partorito molti figli diversi. La discendenza proporzionale si differenzia per clausole di sbarramento a livello di circoscrizione o a livello nazionale, dimensioni delle circoscrizioni, formule matematiche per il calcolo del trasferimento dei voti in seggi; quella maggioritaria per maggioranze relative o assolute, turno unico o doppio turno. Il catalogo, lo ripetiamo, è molto ricco. Tirare in lungo chiosando e inventando serve solo a non eliminare il porcellum.

Pregi e svantaggi.  Negli ultimi tempi ha preso quota il maggioritario a doppio turno in vigore in Francia per eleggere i parlamentari. Un sistema semplice e chiaro al quale, tra l’altro, gli italiani sono abituati, dal momento che votano così, pur con una piccola variazione, per scegliere i loro sindaci. Ecco i vantaggi: una maggiore chiarezza sui governi che possono scaturire dalle elezioni, la possibilità di ottenere seggi anche per partiti minori laddove sono molto radicati, il rapporto diretto tra eletto e collegio, la forte legittimazione per l’alta percentuale con cui, date alcune condizioni, il candidato viene eletto. Tutti pregi che, per concretizzarsi, necessitano però di precise condizioni: che la soglia per accedere al secondo turno sia alta in modo da scoraggiare le liste minori, e che, se la tagliola dello sbarramento non basta, vengano presentate al giudizio finale degli elettori nel secondo turno poche alternative, possibilmente solo due. Nel primo caso interviene la legge a indicare il livello di sbarramento, nel secondo la politica per definire gli accordi di coalizione. Ovviamente ci sono anche degli svantaggi: il più evidente riguarda la distorsione della rappresentatività delle preferenze. Come ogni sistema maggioritario, il doppio turno premia i partiti maggiori e penalizza quelli minori. E poi lascia spazio alla contrattazione tra i partiti, spesso opaca, ma in genere precedente all’esito finale delle elezioni. Questi aspetti offuscano un po’ la chiarezza cartesiana del sistema ma i pregi vincono nettamente sui limiti.

L’esempio francese.  Nonostante ciò i partiti italiani sono riluttanti ad adottarlo. E dire che ne trarrebbero vantaggio (quasi) tutti. Dopo un periodo di babele delle lingue elettorali, il Pd oggi sembra essersi finalmente convinto della bontà del sistema a doppio turno. In effetti l’esempio del Ps francese è stuzzicante per Bersani e soci. Con il 29.4% il partito di François Hollande ha ottenuto 280 deputati (il 48.5%) ed è arrivato alla maggioranza assoluta aggiungendo i 12 eletti dei radicali di sinistra, gli storici alleati del Ps. Anche l’Ump di Nicolas Sarkozy ha ottenuto più seggi rispetto ai voti (33.6% dei seggi rispetto al 27.1% dei voti), mentre i piccoli partiti sono tutti sottorappresentati. E lo sono al massimo livello quelli estremisti, tant’è che il Fn con il suo 13.9% porta in parlamento appena 2 deputati.

Schierarsi.  Gli stessi vantaggi che il sistema francese offre al Pd nella sua veste di possibile partito “maggioritario” (con vocazione o senza) valgono anche per Pdl e Terzo polo. Entrambi i partiti, da soli, non vanno molto lontano, oggi. Devono scegliere i loro alleati. Il Pdl può rivolgersi di nuovo a destra, verso la Lega per vincere ancora qualcosa al Nord, o al centro con il Terzo polo. Certo Berlusconi non potrebbe riprodurre lo schema del 1994 quando Forza Italia strinse una doppia alleanza, con la Lega al Nord e con An al centro-sud. Questa volta i potenziali alleati sono alternativi. Proprio questa incertezza strategica induce il Pdl a minare la riforma elettorale aggiungendovi il carico, ingestibile, di una modifica costituzionale del sistema di governo. Infine, con il doppio turno rimarrebbero penalizzate le estreme e le nuove liste. Per le prime poco male, anzi. Per le seconde si tratta di diventar grandi e quindi di schierarsi abbandonando i deliri di onnipotenza. Tutti auspicano un cambiamento della legge elettorale in direzione di una maggiore governabilità e di un più diretto rapporto con gli eletti, scelti dai cittadini. Il maggioritario a doppio turno offre forti garanzie per il perseguimento di entrambi gli obiettivi. Speriamo allora che il porcellum, come i suoi simili, non passi l’inverno.-

Annunci

IL SUPERUOMO-ADOLESCENTE CHE PIACE AL POTERE

giugno 20, 2012

UN MODO NUOVO PER ASSERVIRE: CONDIZIONARCI AL GODIMENTO*

Origini del nichilismo.  Era figlio di un pastore protestante prussiano e fu allevato secondo principi morali molto rigidi. Forse per reazione a questa rigidezza, nella sua interessante elaborazione culturale, il filosofo Nietzsche ha contestato ogni idealismo e ogni principio metafisico, con l’affermazione che “Dio è morto”. Di questa morte vedeva, come conseguenza nella società del suo tempo, un crescente nichilismo, specificamente una mancanza di senso delle cose, di scopo della vita. Questa però è una condizione di crisi, di malattia della società, che bisogna superare. Per giungere a questo superamento le proposte di Nietszche sono particolarmente significative. Proponeva infatti un’altra antropologia, un tipo di uomo diverso da quello usuale. Proponeva il recupero di quello che già nell’antichità era indicato come “spirito dionisiaco” (contrapposto a quello apollineo). Il dio greco Dioniso infatti impersonava il delirio mistico e l’ebbrezza da vino. Nietzsche vi vede l’immagine mitologica dell’impulso vitale, della creatività, del desiderio, colto nel suo aspetto più produttivo e pre-razionale. Essendo convinto dell’esistenza della sola vita terrena legata al corpo, affermava che l’uomo deve ascoltare il proprio corpo e lasciarsi guidare dalle sue pulsioni. In tal modo si avrebbe avuto un accrescimento dello spirito (dionisiaco) e si sarebbero aperte le porte a una nuova epoca, col superamento del nichilismo. Ma questo, diceva Nietzsche verso la fine dell’800, richiederà molto tempo: avremo almeno due secoli di nichilismo – e finora non ha certo avuto torto.

Volontà di potenza e superuomo:  sono importanti corollari della costruzione filosofica di Nietzsche. La volontà di potenza, definita come perpetua trascendenza e rinnovamento dei propri valori, ma anche come sopraffazione delle volontà più deboli, è considerata il movente della storia dell’uomo. Si tratta di una forza vitale, positiva. Secondo Nietzsche l’uomo deve continuamente aggiornare il suo punto di vista e mai fissarsi su una presunta verità, pretendendo che sia vera, poiché in tal modo negherebbe la pulsione vitale del cambiamento. La volontà di potenza non si afferma dunque come desiderio concreto di uno o più oggetti specifici, ma come il meccanismo del desiderio, nel suo stesso funzionamento incessante: esso vuole, continuamente, senza sosta, il suo stesso accrescimento, ovvero è pulsione infinita di rinnovamento. Il tema della volontà di potenza è strettamente legato con quello del superuomo, l’uomo cioè che va oltre se stesso, sa dare significato alla propria vita, consentendo così di superare l’attuale nichilismo. Il superuomo (o oltreuomo, secondo traduzioni più recenti) assumerà su di sé il peso di questa volontà creatrice. Avrà anche la fondamentale caratteristica di non pensare più in termini di passato e futuro, di principi da rispettare e scopi da raggiungere, ma vivere “qui e ora”, nell’attimo presente.

Sfida di verità.  Da questi brevi tratti si può già vedere come le idee di Nietzsche non siano sterili discussioni accademiche, ma rappresentino una sfida di verità sull’uomo e la vita. Le idee che sostengo, poteva dire a suoi ipotetici interlocutori, le sento, le vivo, non me le sono inventate: sento di essere fatto di carne, di voglia di vivere, di volontà di potenza, di emozioni, di godimento; è questa la mia verità. Voi sostenete che vi sono altri valori, principi da osservare, ideali da perseguire? Fatemeli vedere, incarnateli, testimoniate. Altrimenti resto della mia idea che quelle sono balle e che l’essenza dell’umano sta nella vitalità dionisiaca e nella volontà di potenza. In effetti le sue idee hanno avuto un successo che probabilmente va molto al di là delle sue stesse intenzioni. Ad es. l’idea di superuomo – che per Nietzsche non identificava un capo carismatico, ma un profeta religioso (come Zarathustra) – è stata tragicamente strumentalizzata dal nazismo, sfociando nelle ben note efferatezze genocide. Ma forse ancor maggiore rilievo hanno preso queste idee nel moderno capitalismo della globalizzazione, che non per nulla è stato anche definito tecno-nichilista. Tecno perché la tecnica (basata sulla matematica) è oggi il linguaggio universale, che consente di intendersi con tutti i popoli, segnando oggettivamente una netta superiorità del mercato (aperto alla tecnica), rispetto alla politica. La tecnica inoltre è soggetta a quel continuo cambiamento migliorativo che è implicito nell’uomo e nella sua volontà di potenza. Nichilista perché, chiuso ad ogni prospettiva e responsabilità, produce l’indebolimento sistematico di tutti i significati condivisi, sposando l’idea di libertà come espressione di sé, di godimento senza limiti.

Il diritto al godimento  è ciò che più sistematicamente e nascostamente propina l’attuale fase del capitalismo che stiamo attraversando. Alcuni l’hanno individuato come meta messaggio derivante dalla pubblicità – che promette la felicità attraverso i singoli messaggi. Altri sostengono che il politicamente corretto è precisamente il non mettere in discussione il diritto al godimento di ciascuno. Sta di fatto che l’attuale capitalismo si attaglia pienamente all’antropologia e alla filosofia di Nietzsche. Basti pensare a come gli operatori economici puntano al guadagno immediato, senza curarsi delle conseguenze a più lungo termine, o allo scarso valore che viene riconosciuto alla storia o alle tradizioni del passato. I media sono la fucina di questa mentalità nascosta: non per nulla il loro controllo diventa sempre più cruciale nella vita economica e politica. I politici nelle campagne elettorali promettono una sola cosa: maggiore godimento per chi li eleggerà. Ma il tipo di uomo che i media vogliono (e plasmano) è infantile, privo di senso critico: deve essere come un adolescente quando arriva a gustare la libertà di non essere più controllato dai genitori: una libertà che vorrebbe senza limiti, ma anche senza responsabilità. È ovvio che questa posizione è insostenibile, se non altro perché lede la libertà altrui.

In definitiva  la mancanza di limiti, di direzione e di senso connotano la libertà che l’attuale capitalismo garantisce. È come una barchetta che esce nell’immenso oceano con la libertà di andare dove vuole, senza pensare che un’onda o una corrente la può travolgere. Nietzsche ha avuto il grande merito di ricordarci che l’uomo non è solo razionalità e doveri. La dimensione affettiva ed emotiva ha un’enorme importanza – e su questa spesso giocano media e politici. Un corollario di questa importanza potrebbe essere il valore delle autonomie locali, sottolineato dallo sturzismo. In ambito locale infatti può essere giocata maggiormente l’affettività, si possono percepire i bisogni concreti delle persone, così come può emergere il valore delle proprie origini. Il localismo è quindi un antidoto contro la tendenza implicita nel capitalismo tecno-nichilista a vivere nell’immediato, senza riferimento al proprio passato e al futuro. Nietzsche ci ha insegnato anche a saper cogliere le opportunità, perché certe rinunce possono risolversi in una riduzione di vita. Ha colto tratti importanti dell’umano. Ma i danni – passati, presenti e futuri – conseguenti all’applicazione, più o meno distorta, delle sue idee, potrebbero essere incommensurabili. Per non parlare dell’immane tragedia delle guerre e della Shoah, si può ricordare che oggi, col capitalismo tecno-nichilista, il consumo di psicofarmaci tende a crescere vertiginosamente. Ma ancora si pensi a cosa potrebbe succedere quando il riscaldamento climatico arriverà al punto di non ritorno o quando la follia bellica facesse esplodere l’arsenale nucleare. Apprezziamo la lezione sull’umanità che Nietzsche ci ha dato, ma sottolineiamo parole che lui ha trascurato: responsabilità, impegno, futuro…

*spunti tratti dalla lezione del prof. Mauro Magatti al corso di formazione alla politica dei Circoli Dossetti il 6 marzo 2010 sul tema: Libertà immaginaria. Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista: http://www.dossetti.com/corso/corso%202010/201006magatti.html

APPELLO DI ILLUSTRI GIURISTI

giugno 12, 2012

IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Con una inammissibile precipitazione il Senato ha approvato in commissione un disegno di legge di riforma costituzionale che s’intende portare in aula gia’ martedi’ prossimo. Ma la Costituzione non puo’ essere profondamente mutata senza una vera discussione pubblica, senza che i cittadini adeguatamente informati possano far sentire la loro voce. E’ inaccettabile che la richiesta di partecipazione, cosi’ forte ed evidente proprio in questo momento, venga ignorata proprio quando si vuole addirittura modificare l’intero edificio costituzionale. I cittadini, che negli ultimi tempi sono tornati a guardare con fiducia alla Costituzione, non possono essere messi di fronte a fatti compiuti.

Offrendo ad una opinione pubblica offesa da prevaricazioni e prepotenze un’esigua riduzione del numero dei parlamentari, che passerebbero da 630 a 508 alla Camera e da 315 a 254 al Senato, si vuol cogliere l’occasione per alterare pericolosamente l’assetto dei poteri istituzionali (la riduzione dei parlamentari puo’ essere affidata ad una legge costituzionale a se’ stante, senza stravolgere la Costituzione). Viene attribuita una posizione assolutamente centrale al Presidente del Consiglio, mortificando il Parlamento e ridimensionando in maniera radicale la funzione di garanzia del Presidente della Repubblica. Il Parlamento e’ conculcato nelle sue stesse funzioni e nella sua liberta’, fino a poter essere sciolto dallo stesso Presidente del Consiglio, nel caso votasse contro una sua legge sul quale fosse stata posta e negata la fiducia. L’intreccio tra sfiducia costruttiva e potere del Presidente del Consiglio di chiedere lo scioglimento delle Camere attribuisce a quest’ultimo un improprio strumento di pressione e rende marginale il ruolo del Presidente della Repubblica. I problemi del bicameralismo vengono aggravati, il procedimento legislativo complicato. Gli equilibri costituzionali sono profondamente alterati, cancellando garanzie e bilanciamenti propri di un sistema democratico. E ora si propone di passare da una repubblica parlamentare ad una presidenziale, di mutare dunque la stessa forma di governo, addirittura con un emendamento che sara’ presentato in aula all’ultimo momento.

I firmatari di questo documento denunciano all’opinione pubblica la gravita’ di questa iniziativa per i pregiudizi che puo’ arrecare alle istituzioni della repubblica e si rivolgono a tutti i parlamentari perche’ rinuncino a portare avanti una modifica tanto pericolosa del sistema costituzionale.

Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Domenico Gallo, Raniero La Valle, Alessandro Pace, Alessandro Pizzorusso, Eligio Resta, Stefano Rodota’, Gustavo Zagrebelsky

fonte: http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1338816686.htm