Archive for gennaio 2012

LA DEMOCRAZIA ITALIANA ALLA SFIDA DELL’EQUITÀ

gennaio 2, 2012

DOPO I PROGRESSI POST BELLICI SI È SCIVOLATI VERSO UNA “DEMOCRAZIA” DEI PIÙ FORTI CHE IGNORANO LE ESIGENZE DEI DEBOLI

di AGOSTINO GIOVAGNOLI  “la Repubblica” del 27 dicembre 2011 pag. 31

Democrazia non sospesa, ma da realizzare.  Dopo giorni di aspro dibattito sul problema dell’equità, si è cominciato a discutere di “democrazia sospesa”. Ma in Italia la democrazia non è affatto sospesa, il governo Monti si è formato secondo Costituzione e la sua nascita non implica alcuna anomalia anti-democratica. Il vero problema della democrazia italiana riguarda gli anni passati e quelli a venire, non è solo giuridico e formale, è anche storico e sostanziale. La democrazia, infatti, non è solo un complesso di istituzioni e di norme, implica anche un insieme di cambiamenti culturali, sociali ed economici. Accanto alla “democrazia descrittiva” che indica le regole da applicare, c’è anche la “democrazia prescrittiva” che rimanda agli obiettivi da realizzare, per usare le parole di Giovanni Sartori. I due elementi sono entrambi necessari e devono restare sempre in equilibrio.

Democrazia del più forte.  Finora non è andata così. La Prima Repubblica è stata segnata da un’evidente anomalia democratica legata alla guerra fredda. Ciononostante, nei primi decenni post-bellici, la democrazia italiana è stata a suo modo vitale perché imperniata sulla progressiva inclusione di contadini, operai, meridionali … Nella cosiddetta Seconda Repubblica, invece, lo squilibrio si è capovolto e dietro l’insistenza sul rispetto della volontà popolare, si è realizzata la democrazia del più forte. È questa la vera “democrazia sospesa” che occorre oggi superare. A questa situazione si è arrivati a seguito di processi diversi ma convergenti. Il blocco comunista in Europa è crollato mentre da società con una minoranza di ricchi assediate dalla pressione dei poveri si stava passando a società con maggioranze di ricchi che ignorano i bisogni dei poveri.

Non basta l’imparzialità.  Intanto, l’economia post-fordista dissolveva la centralità della classe operaia, mentre il declino del Welfare State spianava la strada alle tesi liberiste. Contemporaneamente, fenomeni di grande portata storica, come i movimenti femministi, hanno spostato l’attenzione dalla questione dell’uguaglianza al tema della diversità, mentre, tramontate utopie e ideologie, all’urgenza di cambiare il mondo subentrava la pretesa di farlo funzionare correttamente. In questo contesto storico, larga diffusione ha avuto un tipo di pensiero proceduralistico, come quello di John Rawls, imperniato sulla coincidenza tra giustizia e imparzialità: una volta steso un “velo di ignoranza” sul merito delle questioni ed eliminata la parzialità degli elementi “soggettivi”, sostiene Rawls, è inevitabile che tutti convergano su principi, istituzioni e regole ispirati dalla “ragionevolezza”. Ma l’esperienza dimostra che la ricerca di imparzialità non basta a garantire l’equità.


Nuova democrazia dell’integrazione.  Quanti hanno infatti creduto che, dopo il crollo del blocco sovietico, la storia fosse finita con il trionfo definitivo dell’Occidente, sono stati smentiti da un nuovo dinamismo degli esclusi che, a livello planetario, ha messo in crisi il conservatorismo degli inclusi. Mentre pretendevamo di “esportare la democrazia” nel mondo, siamo stati investiti da una domanda di democrazia sostanziale seppure espressa in forme non democratiche. La democrazia è sempre sfidata dalle domande degli altri: la sua forza non dipende da principi di astratta imparzialità, ma dalla capacità di includere le ragioni dell’altro. La democrazia non garantisce l’equità, ma deve tendere verso l’equità. Negli anni della Prima Repubblica, la crescita economica ha favorito un consolidamento della democrazia, grazie ad una più equa distribuzione delle risorse e ad una progressiva estensione dei diritti. Oggi, in un certo senso, la sfida è quella opposta: accogliere le domande chi ha di meno – non solo tra di noi ma anche lontano da noi – per favorire una crescita che sarà anche a nostro vantaggio. Non c’è futuro per l’Italia senza il lavoro di giovani, donne, immigrati ed è una nuova democrazia dell’integrazione quella che occorre oggi costruire, aperta persino a chi deve ancora nascere. Nella tradizione ebraico-cristiana la giustizia di Dio non è mai rappresentata come una astratta giustizia imparziale e distributiva, ma sempre come un intervento fuori dalle regole e a favore degli ultimi: l’annuncio di Natale, che racconta di un bambino nato al freddo e fuori dalla città, parla anche al nostro oggi.


fonte:http://firmovotoscelgo.files.wordpress.com/2011/12/la-repubblica-la-democrazia-italiana-alla-sfida-adellequitc3a0-agostino-giovagnoli.pdf

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PER RIPULIRE LA DEMOCRAZIA INQUINATA

gennaio 1, 2012

I RAGAZZI HANNO BISOGNO DI UN GIORNALE LIBERO

di Raniero La Valle  30-12-2011

È abbastanza frequente che editori della carta stampata chiudano i loro giornali. Anche a me è capitato quando dirigevo “L’Avvenire d’Italia”, e oggi si annuncia una vera e propria epidemia a causa della decisione del governo di togliere i fondi all’editoria giornalistica. Ma che chiuda Domani di Arcoiris Tv, che è un giornale on line, è una notizia inopinata che lascia francamente smarriti. E soprattutto è una perdita: perché il giornale è stato uno spazio di libertà, in cui nessuno sconto nella critica è stato mai fatto ad alcun potere, e in cui si andava costruendo una prospettiva positiva ed aperta sull’avvenire. E ciò sarebbe tanto più necessario oggi quando, dopo la troppo tardiva caduta del regime berlusconiano, si tratta di ricostruire tutto da capo.

Ed è proprio la fase che oggi stiamo attraversando che renderebbe più che mai necessario un giornale on line come Domani. La fase, ormai chiaramente delineata, è quella di una decostruzione dello Stato sociale, cioè della Repubblica democratica quale è stata disegnata dai Costituenti, una Repubblica che si fa carico dei bisogni e degli interessi vitali dei cittadini, i cui diritti si impegna a “riconoscere”, “garantire”, “tutelare”, “promuovere” “assicurare”, “favorire”. “agevolare”, “rendere effettivi” (che sono le parole usate nella Costituzione), per mettere al suo posto uno Stato liberale classico, che garantisce l’autonomia del capitalismo, ha i bilanci in pareggio, non ricorre al credito per gli investimenti e lo sviluppo, obbedisce alle banche, alle borse, ai mercati e alle agenzie di “rating” e con i soldi delle tasse (non prese a tutti) provvede a pagare i dipendenti pubblici (insegnanti e poliziotti), a mantenere l’ordine (contro criminali e stranieri) e a fornirsi di armi e di armati per le guerre oltreconfine (dette anche “pace”). Tutto ciò viene presentato come un’uscita dal vecchio Stato interventista, spendaccione, clientelare, partitocratico e consociativo, come un magnifico passo avanti verso la modernità e il progresso e come una rivincita della società civile sullo Stato.

A che serve allora un giornale on line? Ad assolvere un compito. A leggere i giornali on line sono soprattutto i giovani, che hanno dimestichezza con le nuove tecnologie e ne sono i fruitori privilegiati, spesso disdegnando gli strumenti tradizionali di comunicazione. Questi giovani non sanno (e il web dovrebbe informarli) che lo Stato liberale in Italia c’è stato già, era uno Stato dei collegi uninominali e maggioritari, tutto clientele e niente partiti, in cui a votare si andava poco, uno Stato che ha fatto una guerra in Libia (per prendersela, togliendola all’Islam ottomano), ha fatto la Prima guerra mondiale (600.000 morti), è finito nel fascismo e alla fine dell’opera ha lasciato un’Italia affamata e distrutta.

La Repubblica democratica viene da lì, ha voluto essere il contrario di quel vecchio Stato liberale, ha sconfitto la linea economica delle vecchie classi dirigenti che con Einaudi, Pella, Corbino volevano perpetuare l’ortodossia liberista, e si è assunto il compito di “rimuovere gli ostacoli”, anche di ordine economico e sociale, che “di fatto” limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’esercizio del ruolo politico di “tutti” i lavoratori, come recita l’articolo 3, architrave della nostra Costituzione. Per far ciò la Repubblica, pur con errori e storture, si era data una serie di strumenti operativi che andavano dalla programmazione agli interventi per il Mezzogiorno, dalle partecipazioni statali all’ENI, dalla riforma agraria al piano case, dalla riforma fiscale al servizio sanitario nazionale.

Un giornale on line, nel momento in cui tutto viene rimesso in discussione e la Repubblica rischia di perdere la sua stessa identità, dovrebbe portare ai giovani la memoria storica dell’esperienza già fatta dello Stato liberale, e la memoria critica di ciò che la Repubblica costituzionale e democratica voleva essere, che solo in parte è riuscita ad essere, e che oggi ancora potrebbe essere, e che anzi proprio dai giovani attende di essere compiutamente realizzata. Altro che chiudere!


fonte: http://domani.arcoiris.tv/per-ripulire-la-democrazia-inquinata-i-ragazzi-hanno-bisogno-di-un-giornale-libero-come-domani/