IMMATERIALE E GRATUITO

LINEE PER UNO SVILUPPO ALTERNATIVO

“Se abbiamo un uovo ciascuno e li scambiamo, alla fine avremo solo un uovo ciascuno. Se abbiamo un’idea ciascuno e le scambiamo, alla fine avremo tante idee ciascuno”.

Questo antico detto della saggezza orientale indica una superiorità dei beni immateriali, come le idee, rispetto a quelli materiali. Peccato che le idee non si mangino; consentono però di scoprire le vie per procurarsi il cibo e magari anche quelle per alimentarsi meglio. In ogni caso questa superiorità dell’immateriale è stata presa sul serio anche dal moderno capitalismo, trasformandola in fonte di guadagno. Si ricorda, fra i tanti, il caso di Bill Gates, diventato trentenne l’uomo più ricco del mondo vendendo software, che, appunto, è un bene essenzialmente immateriale. I vantaggi dei beni immateriali sono di tutto rilievo: non vengono distrutti dal consumo e non lasciano né scarti né rifiuti: quindi non inquinano (se non talvolta le menti, come vedremo). Inoltre chi li vende non se ne priva (come avviene invece per i beni materiali) e così può venderli un numero illimitato di volte. Il costo di produzione ha un valore finito, mentre le vendite (e i relativi guadagni) possono avere un valore illimitato. Ecco la scoperta di Bill Gates: l’immateriale può essere una miniera inesauribile di profitti – peraltro non sempre eticamente giustificabili. Ovviamente devono esserci alcune condizioni, tra cui anzitutto la tutela giuridica di software e brevetti da parte dello Stato. Questo purtroppo non è difficile, perché, se in Italia la situazione ha raggiunto dimensioni paradossali, ovunque nel mondo si possono segnalare crescenti legami tra potere economico e potere politico, più specificamente una crescente dipendenza della politica dall’economia.

Ricchi e poveri.  Nonostante gli eccezionali progressi economici di grandi paesi come Cina e India, la Fao informa che dopo l’attuale crisi economica il numero di affamati nel mondo è schizzato sopra il miliardo: un sesto della popolazione mondiale. All’estremo opposto il piccolo numero di super ricchi non accenna a indebolirsi. Uno squilibrio che per dimensione ed estensione nel mondo è forse peggiore di quello denunciato da Marx ai suoi tempi. Tra le cause di questo squilibrio non sembra secondario lo scambio tra beni materiali e beni immateriali: questi ultimi da parte dei paesi ricchi, i primi da quelli poveri. In certo senso questa “divisione del lavoro” c’è sempre stata anche a livello individuale: alle classi superiori le professioni, prevalentemente immateriali, alle altre le attività materiali. Analogamente ai paesi avanzati le produzioni tecnologiche, agli altri le materie prime. Ed è superfluo ricordare lo scambio “ineguale” tra le prime e le seconde. Questa primaria fonte di sfruttamento viene spesso denunciata, ma poche proposte in positivo sono avanzate, in particolare per mettere in pratica il detto orientale anche da parte del mondo povero: vedere cioè se anche i poveri possono puntare sull’immateriale. Cerchiamo allora di selezionare il positivo e il negativo dell’immateriale.

Due facce dell’immateriale.  È importante distinguere nel vasto ambito dell’immateriale, una componente “virtuosa”, consistente nell’apporto di nuove conoscenze, ricerca, innovazione, progresso scientifico, umano…, e una faccia “viziosa”, basata invece su pubblicità, convinzione indotta, colonizzazione delle menti, tentativo di confondere forma e sostanza, apparenza e realtà, fino all’uso sistematico della menzogna e della violenza psicologica. Mentre la prima componente rende attivi e partecipi, con accrescimento di scambi e conoscenze, stimolo alla creatività, alla ricerca, all’iniziativa…, la seconda rende passivi, dipendenti, incapaci di iniziativa e di autonomia. La pubblicità va pure combattuta perché esalta il denaro rispetto ai valori umani, uccide il senso critico, orienta l’interesse verso i privilegiati, dimenticando la solidarietà verso gli esclusi. Le diverse forme di convinzione indotta – che passano non soltanto dalla pubblicità, ma forse ancor più dai modelli di comportamento diffusi dai media – possono avere effetti devastanti anche sul piano umano, specie dove più carente è il senso critico (tra i giovani, tra i poveri…): nascondono forse la forma di violenza oggi più pericolosa per l’umanità: quella psicologica. La distinzione tra le due componenti di immateriale è quindi la base per progettare uno sviluppo diverso da quello che stiamo vivendo. Si tratterà di ostacolare le forme negative con tassazione, divieti, attenuazione della tutela giuridica ai brevetti…, favorendo invece quelle positive, anzitutto con ciò che più si addice all’immateriale, la gratuità.

La gratuità. È recente la scoperta della sua importanza anche in un campo da cui era stata pressoché bandita ormai da un paio di secoli: quella della scienza economica. La gratuità investe importati settori della vita umana (basti pensare a famiglia, arte, amicizia, volontariato…): prescindendone si chiudono gli occhi su importanti fette della realtà, ci si allontana dal vero, anche dell’economia. Si può affermare che senza gratuità non esiste sviluppo umano, tanto meno la semplice umanità. L’attuale sviluppo capitalistico-consumista è stato invece caratterizzato dallo sforzo di rendere oneroso ciò che prima era gratuito (come l’acqua), restringendo al contempo lo spazio dei beni comuni “a titolarità diffusa”. Tra questi primeggiano i beni immateriali positivi, anzitutto le conoscenze, che potrebbero costituire il nerbo di una politica economica alternativa, assieme allo sforzo di allargare l’area del gratuito.

Un nuovo “tradimento dei chierici”? Come e forse più di altri periodi della storia siamo nella situazione in cui chi possiede le conoscenze le utilizza per sfruttare e dominare i poveri. Potranno questi difendersi e progettare anche loro uno sviluppo basato sull’immateriale? Difficilmente potranno competere sul piano strettamente tecnologico, nonostante i recenti progressi dei grandi paesi asiatici. Potrebbe essere più a portata di mano puntare a realizzare uno sviluppo più umano, aprendo a immateriale e gratuito. Per fortuna molti sono nelle tradizioni i beni immateriali disponibili gratuitamente o con poca spesa – quindi alla portata di tutti – in grado di favorire lo sviluppo umano, anche se spesso restano nascosti. I paesi poveri dovranno ancor più degli altri cercare anzitutto di difendersi dalla pubblicità e dagli stili di vita consumistici indotti dai media. Utopia? Sono ovvie le difficoltà a contrapporsi al grande potere economico multinazionale, specie da parte di piccoli Paesi non integrati in una comunità economica. Ma su certi temi come pubblicità, brevetti, educazione, possono esercitare ancora una certa autonomia. L’alternativa è lasciare andare le cose come vanno: secondo i calcoli del Global Footprint Network stiamo consumando più di quanto le risorse del pianeta Terra lo consentono, indebitando le generazioni future. Oggi sarebbe necessario un pianeta e mezzo per essere alla pari. Se tutti gli abitanti del mondo consumassero come noi italiani sarebbero necessari quasi 2 pianeti (1,72 per la precisione); se poi tutti vivessero come gli statunitensi ci vorrebbero 4 pianeti! Non sembra utopia cercare un’alternativa a questo modello di sviluppo. Un’altra difficoltà che potrebbero trovare i paesi del terzo mondo ad abbracciare uno sviluppo più immateriale e umano è la mancanza di esempi. E qui c’è una grave responsabilità di noi ricchi occidentali, che possediamo le conoscenze (nuovi chierici). Anziché intraprendere vie virtuose, ci lasciamo abbindolare da una televisione alienante e – di fronte al miliardo di affamati – letteralmente oscena.

Per riflettere:

-perché si può parlare di superiorità dell’immateriale;

-sul piano individuale e su quello collettivo;

-condizioni perché possa diventare fonte di profitto;

dipendenza della politica dall’economia;

-un miliardo di affamati nel mondo;

-si accentua la polarizzazione tra ricchi e poveri;

-due facce dell’immateriale;

-la pubblicità rende passivi e dipendenti;

-importanza della gratuità nella vita umana, anche economica;

-senza gratuità non c’è umanità;

-oggi si tende a rendere oneroso ciò che prima era gratuito;

-e a contenere i beni comuni;

-è possibile invertire la tendenza?

-l’alternativa è il disastro sociale e ambientale;

-responsabilità del mondo ricco di non dare esempi di sviluppo alternativo.


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Una Risposta to “IMMATERIALE E GRATUITO”

  1. INDICE PUBBLICITÀ E SEMPLIFICAZIONE MEDIATICA « COMITATO DIFESA COSTITUZIONE MERATE Says:

    […] Immateriale e gratuito […]

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