Archive for novembre 2009

IL SOVRANO SENZA LEGGE

novembre 6, 2009

La Repubblica, 1 novembre 2009  prima pagina

Qualcuno nutriva dei dubbi? Berlusconi non si dimetterebbe neanche se condannato da un tribunale della Repubblica italiana. Poco gli importa che altri capi di governo eletti direttamente dal popolo, da ultimo l’ israeliano Ehud Olmert, si siano sentiti in dovere di lasciare l’ incarico a seguito di un semplice rinvio a giudizio per corruzione. Il miliardario che da quindici anni considera Palazzo Chigi uno strumento della sua personale impunità, persegue ormai esplicitamente una sovranità assoluta, sganciata dalla divisione dei poteri su cui si fonda la democrazia liberale. Rivendica il diritto di vivere al di sopra della legge.

 

La differenza fra Berlusconi e Olmert risiede nel potere economico e mediatico che prescinde dal voto dei cittadini, senza cui l’ uomo più ricco d’ Italia non avrebbe vinto le elezioni e non avrebbe potuto instaurare la relazione di “consenso e amore” che oggi sente peraltro vacillare. Farà di tutto per sottrarsi al giudizio della magistratura, ben sapendo che una condanna per corruzione in atti giudiziari nel processo Mills (600 mila dollari bonificati dalla Fininvest all’ avvocato inglese nel 1998, come già una sentenza d’ appello ha accertato) comporterebbe automaticamente la sua interdizione dai pubblici uffici. Ma per riuscirci Berlusconi non deve solo stravolgere la legislazione vigente. Ha bisogno altresì di occultare con lo strumento della disinformazione la realtà dei fatti, spacciando i reati su cui è in corso la doverosa verifica giudiziaria come invenzioni dei “giudici di sinistra”.

 

Non è certo una rivelazione clamorosa quella divulgata ieri da Bruno Vespa per fare pubblicità al suo libro. Ma colpisce la disinvoltura con cui Berlusconi pretenderebbe di dare per scontata l’ inverosimiglianza delle accuse di cui è chiamato a rispondere: «Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Cosa vuol dire «processi come questi»? Di quale «sovvertimento della verità» egli parla? Quando mai lo stato di diritto verrebbe leso dalla promulgazione di una sentenza?

 

A Berlusconi non basta più far coincidere i suoi interessi patrimoniali con il destino politico della destra italiana. L’ incertezza lo costringe a forzare le apparenze, oltrepassando i limiti della funzione istituzionale di presidente del Consiglio fino a rappresentarsi come capo indiscusso della Nazione, unico garante di un popolo vilipeso da poteri ostili. Non a caso le voci che osano sottoporre a verifica critica i suoi comportamenti – ieri se l’ è presa di nuovo con “Repubblica” e “L’ Espresso”- vengono additate come “anti-italiane”. È del tutto evidente l’ analogia semantica con la propaganda di regime che negli anni più bui del Novecento contrapponeva l’ Italia “grande proletaria” all’ opposizione degli “stranieri in patria”. Berlusconi, certo, non è Mussolini, sebbene talvolta appaia voglioso di somigliargli perfino nell’ abbigliamento. Del resto il paragone storico si è manifestato farsesco nella disinvoltura con cui egli ha gridato al “disegno eversivo” quando un tribunale lo ha toccato nel portafoglio (sentenza Mondadori): quasi che in ballo non fossero soldi suoi ma l’ oro della patria.

 

Il presidente che si autodefinisce in anticipo immune dalle sentenze di tribunale, sentendosi in diritto di abusare del responso delle urne per liquidare i contrappesi stabiliti dalla Costituzione al potere governativo, sa bene che l’ unica arma a sua disposizione per realizzare tale azione di forza è la propaganda. Ecco perché confida di approvare prima delle elezioni regionali del marzo 2010 una legge che abroghi la “par condicio”. Ampliando gli spazi televisivi a disposizione dei partiti maggiori ma, soprattutto, liberalizzando gli spot pubblicitari con cui intende bombardare la cittadinanza e gonfiare gli introiti della sua Publitalia. Pur di ottenere la fine della “par condicio” e un nuovo Lodo che fermi i processi a suo carico, è disposto a concedere molto ai suoi alleati Bossi e Fini. A loro volta pronti ad approfittarne.

 

Tale progetto di stravolgimento della nostra democrazia viene elaborato lontano dalla sede istituzionale del governo, Palazzo Chigi, dove Berlusconi non mette piede ormai da dieci giorni. Prima il viaggio “privato” alla corte di Putin, prolungato con la scusa di una falsa nevicata, a costo di rinviare una riunione del Consiglio dei ministri tenutasi la settimana successiva in sua assenza. Rinchiuso ad Arcore, tra voci incontrollate di scarlattina, riceve i dignitari alla sua corte privata e, senza apparire, lancia in tv le sue accuse ai magistrati. Tutto ciò non è normale. Il metodo di governo di Berlusconi risulta sempre più opaco. Il suo dispregio preventivo per gli atti della magistratura, ne conferma la pericolosità. –

GAD LERNER

foto Corni Marco Valera 003

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LA COSTITUZIONE IMMATERIALE

novembre 6, 2009

di  SARTORI GIOVANNI Corriere della Sera, 31 ottobre 09 pag.1

POTERI DEL PREMIER E REPUBBLICA PARLAMENTARE

Uno dei quesiti messi in evidenza dalla sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano è se il capo del governo sia, in Italia, un primus inter pares oppure un primus super pares. In nome della «costituzione formale» (il testo della costituzione vigente) la Corte ha ribadito che è un «primo tra pari». Ma in Italia viene invece diffusa l’ idea che la costituzione formale sia oramai superata da una «costituzione materiale» per la quale Berlusconi incarna la volontà della maggioranza degli italiani; il che gli attribuisce il diritto, in nome del popolo, di scavalcare, occorrendo, la volontà degli organi che non sono eletti dal popolo (tra i quali la Corte costituzionale e il capo dello Stato). Ora, la distinzione tra costituzione formale e costituzione materiale, e cioè la prassi costituzionale, è una distinzione largamente accolta dalla dottrina. Ma si applica al caso in esame? Precisiamo bene la tesi.

Intemperanze verbali a parte, la tesi di fondo di Berlusconi è che lui ha il diritto di prevalere su tutti gli altri poteri dello Stato (questione di diritto), perché lui e soltanto lui è «eletto direttamente dal popolo» (questione di fatto). Va da sé che se l’ asserzione di fatto è falsa, anche la tesi giuridica che ne deriva risulta infondata. Allora, Berlusconi è davvero un premier insediato «direttamente» dalla volontà popolare? Per Ilvo Diamanti questa asserzione è «quantomeno dubbia» perché è smentita da tutti i dati dei quali disponiamo. Purtroppo è vero che sulla scheda elettorale viene indicato il nome del premier designato dai partiti (un colpo di mano che fu a suo tempo lasciato incautamente passare dal presidente Ciampi); ma il fatto resta che il voto viene dato ai partiti. Pertanto il voto per Berlusconi è in realtà soltanto il voto conseguito dal Pdl. Che ha ottenuto nel 2008 (cito Diamanti) «il 37,4% dei voti validi, ma il 35,9% dei votanti e il 28,9% degli aventi diritto. Insomma, intorno a un terzo del “popolo”».

Aggiungi che in questa maggiore minoranza (o maggioranza relativa) sono inclusi i voti di An, in buona parte ancora fedeli a Fini; e che se guardiamo agli anni precedenti FI non ha mai superato il 30%. Deve anche essere chiaro che il voto per FI, e ora per il Pdl, non equivale automaticamente ad un voto per Berlusconi. Una parte degli elettori di destra vota contro la sinistra, non necessariamente per Berlusconi. Fa una bella differenza. Dunque la tesi del popolo che si identifica, quantomeno nella sua maggioranza assoluta di almeno il 51%, con un leader che vorrebbe onnipotente (o quasi), è di fatto falsa. Chi la sostiene è un imbroglione oppure un imbrogliato. E questa conclusione è dettata dai numeri. Ciò fermato, torniamo alla costituzione materiale. In sede di Consulta gli avvocati di Berlusconi hanno sostenuto che per la costituzione vivente (come dicono gli inglesi) il principio che vale per Berlusconi è che sta «sopra», che è un primus super pares. E siccome è possibile che questa formula l’ abbia inventata io in un libro del 1994, mi preme che non venga storpiata. Io l’ ho usata per precisare la differenza tra parlamentarismo classico e la sua variante inglese e anche tedesca del premierato. Ma in Italia il fatto è che questa variante non è mai stata messa in pratica. E dunque in Italia non c’ è differenza, a questo proposito, tra costituzione formale e costituzione materiale. Come dicevo, la tesi del premierato di Berlusconi voluto dal popolo è seppellita dai numeri. Sul punto, il punto è soltanto questo.


foto Corni Marco Valera 001